Ragazzi, a tavola! – Jesper Juul

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Immaginate una famiglia a tavola: cosa vedete? Madre, padre, uno/due figli, una bella tavola apparecchiata con gusto, cibo salutare ben cucinato, buon appetito, sorrisi, conversazione piacevole, luce dorata. Siete su un set pubblicitario: se riuscite a pranzare così anche solo una volta a settimana avete tutta la mia ammirazione (e la mia invidia).
Vi racconto la tipica cena a casa mia: rientriamo a casa alle 19.30 (quando va bene), io lancio le scarpe nella scarpiera, mi lavo le mani e corro in cucina. Mio marito insegue mia figlia per casa e cerca di convincerla a lavarsi e salutare i nonni su Skype nell’attesa che venga pronto il pasto. Non esiste un menù settimanale, raramente c’è una vaga idea di cosa mangiare finché non apro il frigo e vedo cosa resta il che fa delle nostre cene una sequenza piuttosto ripetitiva. Mi arrabatto freneticamente e verso le 20.00 metto in tavola – su tovagliette di plastica che con un colpo di spugna sono pulite, altro che tovaglia-. Chiamo i commensali e la bambina esordisce con “Non ho fame”. Ogni santissima sera. Seguono proteste, pianti, piatti che si raffreddano, gentili esortazioni seguite da urla seguite da sollevamenti di peso. Tutti a tavola finalmente! Lei cincischia, mangia un paio di bocconi svogliati, comincia ad agitarsi sul posto e pasticciare nel piatto, rovesciare roba in giro. Rimprovero. Chiede la tv, viene ribadito il concetto che può guardare un paio di cartoni mentre mangia la frutta, non prima e solo se la pianta di esasperarci. Tentativi di conversare con lei impossibili, tentativi di conversare tra noi impossibili perchè a quel punto parla lei. Inizia a salire e scendere dalla sedia, scappa in soggiorno, poi torna, poi dice che deve andare al bagno e che fai, glie lo neghi? La porti, nella maggior parte dei casi non era necessario. Alle 21:30 la cena finisce nell’immondizia o nella mia schiscetta del giorno dopo. Lei- evidentemente sazia di aria – tra altre proteste si avvia ai preparativi della nanna perchè a quel punto tempo per giocare non ne resta più. Giusto una favola o due…
E non chiedetemi se poi chiede cibo fuori pasto. Non lo chiede. E non fa colazione il giorno dopo.
Considerando che viaggiamo sul 3° percentile, posso legittimamente essere preoccupata ma più che altro esasperata?
Ha vinto mia madre che mi augurava una figlia che mi facesse passare “lo stesso inferno” che avevo imposto io a lei a tavola?

Questo libro esordisce con “via lo stess dalla tavola” e io vorrei tanto ma davvero tanto riuscirci. Se mi sono ridotta a prendere un altro libro di Juul è perchè siamo proprio alla frutta. L’autore, dal principio, dichiara che i contenuti del testo sono frutto più della sua personale esperienza che di evidenza scientifica, riproponendosi di suggerire ai genitori dei modi diversi di porsi di fronte all’esperienza del pasto in famiglia e alle sue problematiche.
Tutta la discussione è incentrata su pochi punti, ribaditi estenuamente pagina per pagina con una ridondanza quasi fastidiosa: il cucinare come espressione dell’amore e cura verso i propri famigliari, il momento del pasto come specchio delle relazioni famigliari.
Secondo Juul, per quanto la società di oggi imponga ritmi frenetici, i genitori (entrambi, e lui si vanta di essere il titolare della cucina in casa sua) dovrebbero impegnarsi a far la spesa e cucinare possibilmente rispettando km 0, stagionalità, tradizione e cultura. Il cibo come elemento che permette di sentire l’appartenenza al proprio nucleo famigliare e alla società in cui si vive, come scelta etica e ecologica, trasmissione dei valori propri della famiglia.
La tavola per Juul è poi il terreno di test della qualità delle relazioni famigliari: deve essere un luogo di incontro non di scontro. Sebbene sia lo scenario perfetto della lotta di potere figli-genitori, sta ai genitori assumersi il ruolo di guida. Juul ribadisce l’importanza del tenere un clima positivo a tavola quindi niente rimproveri o liti al momento dei pasti, fare in modo di non proporre il cibo come premio o punizione, evitare i confronti denigratori con gli altri bambini. Secondo l’autore la maggior parte dei problemi derivano dai genitori (e te pareva) che inconsciamente rivivono la loro esperienza infantile oppure sono vittime di condizionamenti e aspettative artificiose: mangiare sano, mangiare tutto, mangiare composti; golosi contro salutisti; magri contro grassi. I genitori devono imparare a gestire la frustrazione derivante dal fatto che la realtà non corrisponde al quadretto pubblicitario, devono sapersi mantenere saldi nelle proprie scelte alimentari al contempo rispettando e allenando il gusto dei propri figli. In fondo c’è tempo soltanto fino all’adolescenza: verso i 12/13 anni i ragazzi iniziano a scegliere da soli cosa mangiare, l’unica speranza è che abbiano assorbito la lezione dei genitori e siano disposti a rivalutarla dopo l’abbuffata di libertà (e junk food) del primo momento.

Juul porta alcuni efficaci esempi riguardo le più comuni problematiche riportate dai genitori: i bambini schizzinosi, gli inappetenti, i bambini che mangiano sempre e solo una cosa, gli “allergici” alle verdure, i bambini sovrappeso, i fratelli litigiosi, gli adolescenti in lotta col cibo o asociali, le divergenze dei genitori in tema di alimentazione e galateo. Con una serie di domande, Juul suggerisce modi diversi di guardare la situazione per ricercarne l’origine e correggerla. Onestamente trovo siano buoni spunti di riflessione, certo per alcune cose è necessario trovarne la declinazione nel nostro contesto sociale: Juul è danese, parla di mettere a letto i bambini alle 19:30…

Indipendentemente dal significato che attribuiamo, come genitori, al momento del pasto e alla sua preparazione, penso che la maggior parte di noi viva come una grande provocazione il fatto che il bambino non mangi e rifiuti il cibo che gli offriamo. Non esistono tanti ambiti della nostra vita con i figli che possiamo pianificare e strutturare come quello dell’alimentazione – proprio perché è essenzialmente concreto – e rispetto ai quali però ci sentiamo altrettanto inermi e spaventati quando le cose non vanno secondo i nostri piani.

I bambini sono contenti quando vengono coinvolti nei progetti dei genitori ma si sentono a disagio se sono loro il progetto dei genitori. In quest’ultimo caso […] è praticamente garantito che il progetto sia destinato prima o poi a fallire né più né meno che come quando due adulti si scelgono reciprocamente come progetto l’uno dell’altro.

In altri casi il comportamento dei genitori è dettato da una preoccupazione egoistica. Un bambino sano, con abitudini alimentari corrette, serve loro per dimostrare agli altri e a se stessi di essere bravi genitori. Ma i genitori non sono esperti di alimentazione, non lavorano con standard e statistiche: se vogliono stabilire un buon contatto con i loro figli, devono sapersi rapportare all’individuo.

Ziqu, 21 Aprile 2016 product http://www.ziqurrat.it/mamabook/ragazzi-a-tavola-jesper-juul/ Ragazzi, a tavola! – Jesper Juul

Juul suggerisce dei modi alternativi per guardare e gestire le criticità del momento del pasto con i bambini. Affinchè lo stare a tavola resti esperienza piacevole e gioiosa, momento di trasmissione di amore, gusti e valori.

Jesper Juul

Ragazzi, a tavola!

Feltrinelli-2005

7,00

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