Ancora dalla parte delle bambine – Loredana Lipperini

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Un libro denso, tosto, scomodo con un ritmo che incalza e si legge borbottando indispettiti.
Dalla parte delle bambine e contro il resto del mondo, in primis le donne, le madri e le maestre ree di aver goduto dei benefici conquistati dal femminismo e averli gettati alle ortiche. Perché oggi ci si vergogna a definirsi femminista: ha vinto l’accezione femminista= brutta lesbica rompipalle che odia gli uomini. E chi vorrebbe ascriversi a questa categoria? Noi ragazze cresciute godendo una libertà che altre hanno conquistato a caro prezzo non la apprezziamo debitamente e non ci rendiamo nemmeno conto di tutti quei sottesi del discorso comune che minano quanto di buono il femminismo ha fatto, fino a farci scivolare indietro e anche peggio.
Il libro attesta il ritorno di certi stereotipi di genere che negli anni 70 erano andati indebolendosi: l’onnipresenza del rosa, l’ipersessualizzazione anche dell’infanzia e il contraltare del mito della sposa e buona madre. La donna casalinga impeccabile che al contempo è madre e donna in carriera e femme fatale.
Nel tentativo di raggiungere l’uguaglianza con gli uomini, le donne si sono sovraccaricate di aspettative, oneri, catene: un modello irraggiungibile che procura frustrazione e insicurezza.
Alle donne serve l’eccellenza per ottenere riconoscimento ma immediatamente dopo averlo ottenuto vengono odiate per il proprio successo, dagli uomini ma soprattutto dalle altre donne.
La libertà sessuale conquistata diventa una lama a doppio taglio:se libere allora puttane che ‘se la cercano’ e possono essere usate a piacimento, se padrone del proprio corpo nella scelta di non avere figli o di abortire allora snaturate o finanche assassine.
Donne che scelgono di farsi oggetto per disamore verso se stesse o nell’errata convinzione di giocare una partita di cui hanno il controllo.
Donne che non reggono la pressione e arrivano all’autolesionismo dell’anoressia o bulimia o che, nella convinzione di non essere all’altezza, si uccidono o uccidono i propri figli per ‘salvarli’.
Allo stesso tempo il mondo maschile si sente minacciato, defraudato delle sue peculiarità, escluso dall’inserimento negli ex ambiti femminili (cure domestiche e familiari). E reagisce con insofferenza, chiusura quando non con la violenza.
Non era qui che il femminismo voleva portarci.

I media, il mercato, la politica al di là delle belle parole premono per un rientro nei ranghi domestici e sottomessi della donna. È una situazione nota e più facile da gestire. Lo fanno con furbizia ed eleganza: colori pastello, immagini carine, linguaggio pieno di vezzeggiativi. Iniziano con le bambine a suggerire una certa visione del mondo che le vede protagoniste ma solo in certi ambiti chiusi e solo in virtù del proprio aspetto o del carattere accomodante, accogliente, materno, passivo.
La generazione delle madri rischia di fare un cattivo servizio a quella delle proprie figlie. Serve una presa di coscienza e questo libro fa un ottimo lavoro sotto questo punto di vista: dopo sarà difficile lasciar correre su certi aspetti. Che sia la pubblicità delle scarpine di strass abbinate al rossetto, l’uovo di pasqua rosa, il guardaroba di crinolina ricevuto in regalo o il corso di calcio aperto solo per i maschietti coetanei: deve scattare un campanello di allarme nella testa delle adulte e delle bambine, non ci sono cose che non posso fare in quanto donna, non mi serve essere bella per essere vincente e la bellezza e la magrezza non sono sinonimi.

Confesso che la lettura di questo testo mi ha lasciato più di qualche pensiero e un certo atteggiamento sulla difensiva sfociato in questo post del blog coderdojo brianza.

Oggi condividiamo un articolo del Corriere della Sera Tech in cui si parla di donne programmatrici di videogiochi:…

Posted by CoderdojoBrianza on Mercoledì 18 marzo 2015

Io ritengo che la parità di diritti tra uomini e donne sia sacrosanta, non scontata e non raggiunta. Ma non parlerei di uguaglianza: uomini e donne sono diversi e -questo è il bello- complementari. La vera realizzazione del femminismo è trovare un’organizzazione della società in grado di accogliere e valorizzare le peculiarità del femminile senza chiedere che rinunci a ciò che lo rende tale. In un simile scenario la guerra dei sessi sarebbe finita ed anche il maschile potrebbe liberarsi di alcuni stereotipi. Ci sarebbe in definitiva spazio per essere se stessi e basta, in rosa o in blu secondo l’umore del giorno e non in base a una qualche campagna di marketing.

Ziqu, 16 aprile 2015 product http://www.ziqurrat.it/mamabook/ancora-dalla-parte-delle-bambine-loredana-lipperini/ Ancora dalla parte delle bambine – Loredana Lipperini

Bisogna stare all’erta contro il ritorno dei luoghi comuni che vogliono la donna in posizione subordinata. Per non sprecare quanto di buono ha fatto il femminismo, per regalare alle nostre figlie un futuro dove la parità tra i generi sia effettiva e rispettosa del peculiarità di ciascuno.

Loredana Lipperini

Ancora dalla parte delle bambine

Feltrinelli - 2014

9,00

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