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	<title>Come un pesce su un albero &#187; Web design</title>
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	<description>Arrampicarsi sulla vita una pinna alla volta</description>
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		<title>_moz-rs-heading: problemi in Firefox quando &lt;a&gt; contiene elementi strutturali HTML5</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 17:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web design]]></category>

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		<description><![CDATA[Con HTML5 è possibile racchiudere elementi block-level dentro il tag &#60;a&#62; ma con Firebug si verificano dei problemi di visualizzazione quando l'elemento &#60;a&#62; contiene uno dei nuovi tag strutturali di HTML5. Il codice viene frammentato e ai link viene aggiunto l'attributo "_moz-rs-heading".
Sono possibili alcuni workaround ma non garantiscono la pulizia del codice. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elementi in-line non possono contenere elementi block-level. Con HTML5 però è possibile superare questo limite, risparmiando codice ed ottenendo aree sensibili più estese.</p>
<pre id="code" class="html:firstline[1]">
&lt;article&gt;
   &lt;a href="story.html"&gt;
      &lt;img src="img/immagini.gif"/&gt;
         &lt;header&gt;&lt;h1&gt;Titolo&lt;/h1&gt;&lt;/header&gt;
   &lt;/a&gt;
&lt;/article&gt;
</pre>
<p>Ufficiosamente questo comportamento è già supportato dai principali browser, con Firebug però si verificano dei problemi di visualizzazione quando l&#8217;elemento &lt;a&gt; contiene uno dei nuovi tag strutturali di HTML5 (ad es &lt;header&gt;): <span id="more-1113"></span>l&#8217;intera struttura HTML del blocco viene modificata, chiudendo anticipatamente gli elementi strutturali e spostando le &lt;a&gt; dentro il successivo elemento block-level. Ai tag &lt;a&gt; spostati viene aggiunto  ed l&#8217;attributo &#8220;_moz-rs-heading&#8221;.</p>
<pre id="code" class="html:firstline[1]">
<article>
   <a href="story.html">
      <img title="torta ricotta cioccolato" alt="torta ricotta cioccolato" src="img/article/cook1.jpg">
      <header></header>
   </a>
<h1>
       <a _moz-rs-heading="" href="story.html">Torta alla ricotta con scaglie di cioccolato</a>
   </h1>

</article>
</pre>
<p>Una possibile via per risolvere questo problema è aggiungere un &lt;div&gt; dentro il tag &lt;a&gt; per racchiudere i contenuti. Questa soluzione effettivamente risolve il problema ma &#8211; a mio parere- vanifica la pulizia semantica che HTML5 sta sforzandosi di recuperare.<br />
Altra soluzione potrebbe essere il <a href="http://www.tsr.ch/js/libs/ffRebuild.js">ricorso a uno script JQuery </a> ma la vedo come un&#8217;operazione macchinosa: perché gravare la mia pagina con un ulteriore script quando il problema è limitato ad un solo browser? (anche se si tratta del mio browser preferito)</p>
<p>Personalmente, nell&#8217;attesa della risoluzione del <a href="https://bugzilla.mozilla.org/show_bug.cgi?id=514122" alt="segnalazione bugzilla" title="segnalazione bugzilla" >bug</a>, preferisco continuare con il &#8220;vecchio sistema&#8221;.</p>
<pre id="code" class="html:firstline[1]">
<article>
   <a href="story.html"><img src="img/article/cook1.jpg" alt="torta ricotta cioccolato" title="torta ricotta cioccolato"/></a>
      <header>
<h1 id="toc-torta-alla-ricotta-con-scaglie-di-cioccolato"><a href="story.html">Torta alla ricotta con scaglie di cioccolato</a></h1>

</header>
</article>
</pre>


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		</item>
		<item>
		<title>Test di usabilità online</title>
		<link>http://www.ziqurrat.it/2010/06/test-di-usabilita-online/</link>
		<comments>http://www.ziqurrat.it/2010/06/test-di-usabilita-online/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 18:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accessibilità&Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[test]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ziqurrat.it/?p=1100</guid>
		<description><![CDATA[Prima esperienza con i test di usabilità online: utilizzo di un menù di navigazione. Test rapido, divertente ed economico per l'utente finale. Comodo anche per il soggetto di test che può farlo da casa, quando vuole. Decisamente uno strumento da inserire nel processo di sviluppo di un sito per valutare l'usabilità prima e più spesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa (3 febbraio 2010) su <a href="http://www.usabile.it">Usabile.it</a> ho letto un post di Maurizio Boscarol che invitava volontari a partecipare a <a href="http://www.usabile.it/blog/test-online-reclutiamo-utenti">test di usabilità online</a>.</p>
<p>Oggi finalmente sono stata chiamata a partecipare ad uno di questi test: mi è stato richiesto di navigare un menù alla ricerca di determinate informazioni. Non avevo a disposizione contenuti per valutare la correttezza delle pagine selezionate, avevo a disposizione solo le etichette e la gerarchia delle voci di menù. Insomma, ho partecipato ad un test per valutare la bontà dell&#8217;<strong>architettura informativa</strong> di un sito, probabilmente quello di un ente/società che si occupa di ricerca scientifica.<br />
<strong>10 task in 10 minuti</strong>: <strong>rapido</strong> per lo sviluppatore, <strong>divertente</strong> per il soggetto di test e sicuramente <strong>economico</strong> per il cliente finale.<br />
Nel caso voleste partecipare anche voi, ecco la <a href="http://www.usabile.it/partecipa">pagina di reclutamento</a>.<span id="more-1100"></span></p>
<h2 id="toc-immedesimarsi-nellutente">Immedesimarsi nell&#8217;utente</h2>
<p>Mi sono iscritta all&#8217;iniziativa di Usabile.it perché mi interesso di usabilità ma non ho occasione di lavorare sul campo perciò in questo modo posso </p>
<ul>
<li>acquisire esperienza con le forme e le tecnologie utilizzate;</li>
<li>acquisire familiarità con le &#8220;sensazioni&#8221; che può provare un soggetto di test;</li>
<li>cercare di indovinare le finalità nascoste del test: quali aspetti stanno cercando di testare? Perché sono problematici? Io come li affronterei?</li>
</ul>
<p>Penso sia un buon modo per tenermi aggiornata e per &#8220;premiare&#8221; quelli che diffondono il <em>verbo</em> dello user testing, nonché un incentivo per i clienti finali che, spendendo poco, possono contare su una rilevante quantità di dati. </p>
<p>In particolare trovo utile lo scambio di ruolo: da osservatore a soggetto di test. Nei -purtroppo pochi &#8211; test che ho condotto fin&#8217;ora mi trovavo nella scomoda situazione di essere il designer/sviluppatore di quanto oggetto di test. Il fallimento dei miei utenti nel completamento dei task mi lasciava a) irritata b) stupita perchè avendo disegnato il quadro generale della situazione non riuscivo ad uscire dal ruolo, emotivamente coinvolto, del creatore e calarmi in quello distaccato dell&#8217;osservatore o in quello frustrato dell&#8217;utente.<br />
Partecipare come utente invece mi consente di familiarizzare con la sensazione di sentirsi stupidi o incapaci dinanzi alla difficoltà nel concludere un compito: il soggetto di test presuppone che se gli viene chiesto di  fare la cosa X è perchè è possibile fare la cosa X sul sito e allora &#8220;perchè mai io &#8211; accidenti &#8211; non ci riesco?&#8221;. Dipende molto dalla self confidence di un individuo reagire accusando il sito o se stesso, in ogni caso è una situazione spiacevole, che immagino crei tanto più disagio in presenza di un osservatore &#8220;tecnico&#8221;.</p>
<h2 id="toc-test-online-pro-e-contro">Test online: pro e contro</h2>
<p>Lo user testing si svolge normalmente in presenza di un osservatore che, discretamente, osserva il soggetto di test alle prese con il sito rilevando non solo le sue reazioni manifeste (thinking aloud) ma anche quelle inconsapevoli (sbuffa, si gratta la testa, guarda l&#8217;osservatore con aria imbarazzata o tira il mouse contro lo schermo? qualcosa non sta andando nel verso giusto&#8230;.)</p>
<p>Lo user testing online si svolge da remoto: può essere <strong>moderato</strong>, ossia l&#8217;osservatore è indirettamente presente &#8211; tramite strumenti di videoconferenza ad esempio &#8211; oppure può essere <strong>non moderato</strong> ed in questo caso non c&#8217;è osservatore umano ma un software che registra i movimenti del mouse e le risposte dell&#8217;utente e organizza i dati raccolti per una più agevole lettura.</p>
<p>Lo user testing online è sicuramente meno informativo di quello in presenza ma certamente più economico e rapido. Gli ambiti di applicazione dei test in presenza ed online sono &#8211; a mio giudizio &#8211; diversi pertanto non si propongono come strumenti alternativi ma come come complementari.<br />
Un articolo che approfondisce  bene la tematica è <a href="http://www.uxmatters.com/mt/archives/2010/01/unmoderated-remote-usability-testing-good-or-evil.php">Unmoderated, Remote Usability Testing: Good or Evil?</a> di UxMatters.</p>


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</ol></p>
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		<title>Mimesi e metafora nelle interfacce utente: buoni e cattivi utilizzi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 18:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web design]]></category>
		<category><![CDATA[metafora]]></category>
		<category><![CDATA[mimesi]]></category>

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		<description><![CDATA[reale ed in questo modo accorciano la curva di apprendimento. 
Non in tutti i casi però è utile e conveniente il ricorso a mimesi e metafora: deve essere possibile il loro superamente per passare dalla fase inesperta a quella esperta di utilizzo. Esempi di impiego inappropriato di mimesi e metafora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mimesi e metafora spesso sono coinvolte &#8211; anche inconsapevolmente &#8211; nella generazione di <acronym title="Graphic User Interface">GUI</acronym>.</p>
<dl>
<dt style="font-weight:bold;">Mimesi:</dt>
<dd>
<blockquote cite="http://it.wikipedia.org/wiki/Mimesi" style="display:inline; margin-left:0;">imitazione della realtà e della natura che è il fondamento, secondo l&#8217;estetica  classica, della creazione artistica.</p></blockquote>
</dd>
<dt style="font-weight:bold;">Metafora</dt>
<dd>
<blockquote cite="http://it.wikipedia.org/wiki/Metafora" style="display:inline; margin-left:0;">figura retorica che implica un trasferimento di significato. Si ha quando ad un termine se ne sostituisce un altro, operando un trasferimento di senso capace di creare immagini di forte carica espressiva.</p></blockquote>
</dd>
</dl>
<p>Entrambe sono utili nella realizzazione di interfacce utente ma con potenzialità e limiti differenti. La mimesi, infatti, riproducendo la realtà non ne consente il superamento mentre la metafora, con la sua potenza creativa, è in grado di suggerire nuove interpretazioni per situazioni note ovvero è in grado di &#8220;portare&#8221; l&#8217;esperienza da un campo all&#8217;altro.</p>
<p>Il ricorso alla metafora è una pratica consolidata nel design delle interfacce grafiche in ambito informatico: dal desktop al cestino, dalla scrollbar agli sliders. Elementi del mondo reale vengono riprodotti graficamente a suggerire modalità di interazione note con concetti spaziali e fisici nuovi. Il mapping è reso possibile proprio dalla disponibilità di una rappresentazione grafica e dalla possibilità di manipolare direttamente tali rappresentazioni tramite il paradigma &#8220;punta e clicca&#8221; (che è a sua volta una metafora della manualità concreta).<br />
La mimesi trova applicazione prevalentemente in campo ludico, per la simulazione di realtà immersive. Proprio la forte rassomiglianza col mondo reale la rende inadatta per l&#8217;utilizzo in campi diversi da quelli che le sono propri.</p>
<p>Periodicamente ritorna tra i professionisti il dibattito relativo all&#8217;impiego di mimesi e metafora nelle GUI: è utile o dannoso? Alcuni sostengono che sia utile per facilitare l&#8217;accesso ai <dfn lang="en" title="utenti inesperti">newbie</dfn> dell&#8217;informatica, altri ritengono sia dannoso perché tende a nascondere le maggiori capacità dello strumento informatico rispetto a quello reale cui è assimilato. Entrambi i filoni di pensiero hanno le loro ragioni: in ogni caso la metafora si attende un superamento per poter essere compresa, pertanto se pure è utile nella fase iniziale dell&#8217;apprendimento deve poter essere accantonata nella fase esperta per godere appieno delle potenzialità dello strumento.</p>
<h2 id="toc-dove-sta-la-metafora">Dove sta la metafora?</h2>
<p>Le tendenze del design 2010 secondo <a href="http://www.smashingmagazine.com/2010/05/20/web-design-trends-2010-real-life-metaphors-and-css3-adaptation/" title="Web Design Trends 2010: Real-Life Metaphors and CSS3 Adaptation">SmashingMagazine</a> vedono un revival dell&#8217;utilizzo delle metafore del mondo reale in ambito web. A ben vedere l&#8217;articolo (pur ricchissimo di spunti interessanti) dedica poco spazio al tema specifico della metafora e &#8211; a mio giudizio &#8211; riporta esempi o già consolidati (bottoni ed interruttori) o sbagliati . Nello specifico:</p>
<ul style="margin:0; padding:0;">
<li style="list-style-type:none; margin-bottom:20px; overflow:auto;"><img src="http://media.smashingmagazine.com/cdn_smash/wp-content/uploads/2010/05/fred-perry.jpg" width="240" style="float:left; padding:5px; margin-right:3px; border:1px solid #CCC" /><a href="http://www.fredperry.com/">Fred Perry</a>: la metafora discussa è poster come catalogo prodotti. Visivamente accattivante ma non è una metafora: quale esperienza o significato possono essere portati dall&#8217;ambito poster o a quello del catalogo? E&#8217; anzi una situazione riduttiva poiché il catalogo ha maggiori possibilità di interazione rispetto al poster. </li>
<li style="list-style-type:none; margin-bottom:20px; overflow:auto;"><img src="http://media.smashingmagazine.com/cdn_smash/wp-content/uploads/2010/05/african.jpg" width="240" style="float:left; padding:5px;  margin-right:3px; border:1px solid #CCC" /><a href="">C. L. Holloway</a>: la metafora discussa è una galleria d&#8217;arte per&#8230;.un&#8217;esposizione di quadri! Si tratta di una mimesi più che di una metafora, per altro non viene sfruttata la potenzialità del mezzo (ad es. illustrando per ogni tela dei dati di dettaglio).</li>
<li style="list-style-type:none; margin-bottom:20px; overflow:auto;"><img src="http://media.smashingmagazine.com/cdn_smash/wp-content/uploads/2010/05/drip.jpg" width="240" style="float:left; padding:5px;  margin-right:3px; border:1px solid #CCC" /><a href="https://www.drippinginfat.com/">Dripping in Fat</a> la metafora discussa è uno stendibiancheria come catalogo prodotti. L&#8217;idea è simpatica, pertinente rispetto alla merce in vendita ma non consente alcuno scambio di significato od esperienza. E&#8217; una mimesi nel senso evidente poichè l&#8217;imitazione del reale genera una forma artistica.</li>
<li style="list-style-type:none; margin-bottom:20px; overflow:auto;"><img src="http://media.smashingmagazine.com/cdn_smash/wp-content/uploads/2010/05/trends-119.jpg" width="240" style="float:left; margin-right:3px; margin-bottom:20px; padding:5px; border:1px solid #CCC" /><a href="http://gowalla.com/" >Gowalla</a> in questo caso non si può proprio parlare di metafora e anche la mimesi è inappropriata. Uno storyboard viene utilizzato per illustrare le funzionalità di un prodotto ma senza legenda sotto l&#8217;immagine non sarebbe possibile fare alcun mapping.</li>
<li style="list-style-type:none; margin-bottom:20px; overflow:auto;"><img src="http://media.smashingmagazine.com/cdn_smash/wp-content/uploads/2010/05/trends-162.jpg" width="240" style="float:left; margin-right:3px; padding:5px; border:1px solid #CCC" /><a href="http://xhtmlcafe.net/" >XHTML Cafe</a> in questo caso si ricerca una metafora spaziale, è un tentativo di creare una corrispondenza tra le posizioni convenzionali degli elementi nel prototipico café e le voci del menù. Un tipo di metafora vecchio stile, ormai desueta e poco informativa rispetto allo specifico tema del sito.</li>
</ul>
<p>L&#8217;unico esempio coerente di metafora è quello di <a href="http://culturedcode.com/status/">CulturedCode: Status</a> in base alla quale il flusso di sviluppo è visualizzato tramite una tabella oraria aeroportuale. In questo caso è possibile fare un mapping tra lo stato di sviluppo e lo stato di viaggio, la versione e il codice di volo, la destinazione ed il nome di progetto. La familiarità con la lettura della tabella oraria può essere trasferita nella comprensione del workflow di sviluppo.</p>
<h2 id="toc-la-mimesi-non-necessaria">La mimesi non necessaria</h2>
<p>Gabriele Romanato nel suo <a href="http://blog.html.it/26/05/2010/form-sperimentali-con-i-css/?utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+Edit&#038;utm_content=Google+Reader">Form sperimentali con i CSS</a> si domanda se</p>
<blockquote cite="http://blog.html.it/26/05/2010/form-sperimentali-con-i-css/?utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+Edit&#038;utm_content=Google+Reader" ><p>Non sarebbe interessante avere dei form che assomiglino in tutto e per tutto al loro originale cartaceo? </p></blockquote>
<p> Perchè mai, dico io? Ecco un esempio di mimesi non necessaria e limitante: molti moduli cartacei sono brutti e difficili da usare in partenza, duplicarli in digitale corrisponde ad un&#8217;immotivata perdita di tempo. Oltretutto, la presenza di banche dati consente di velocizzare notevolmente la compilazione dei moduli: dati anagrafici, dati fiscali, dati geografici etc. non dovrebbero più essere compilati dall&#8217;utente ma dovrebbero essere presi in carico dal sistema.</p>
<p>La quadrettatura dei campi nel tipico bollettino postale è funzionale alla lettura nei dispositivi elettronici, riprodurla in un modulo web sarebbe puro manierismo. Invece di cercare un&#8217;inutile mimesi nel tentativo di avvicinare il web al reale, bisognerebbe concentrarsi su quelle metafore che consentono sì di mantenere la familiarità del reale ma anche di andare oltre, approfittare della potenza del mezzo ed acquisire così un reale beneficio nell&#8217;utilizzo delle procedure digitali. </p>


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		<title>Pubblicità nei siti dei quotidiani: usabilità vs. sostenibilità</title>
		<link>http://www.ziqurrat.it/2010/01/pubblicita-nei-siti-dei-quotidiani-usabilita-vs-sostenibilita/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 01:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accessibilità&Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[banner]]></category>
		<category><![CDATA[pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[La pubblicità sui quotidiani online è indispensabile per la loro sopravvivenza ma va spesso a scapito dell'utente interferendo con la fruizione delle notizie. Una ricerca di AboutUser e dell'università di Udine evidenzia come i banner intrusivi abbiano benefici uguali se non minori a quelli meno intrusivi. Le esigenze dell'utente non possono essere messe in secondo piano: i banner possono essere sostenibili se sono usabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicità sui siti web dei quotidiani: male inevitabile che tuttavia viene inflitto all&#8217;utente non senza una dose di compiaciuto sadismo.<br />
Ultimamente sto lavorando per dei grandi quotidiani italiani del web, perciò so bene quanto irrinunciabile sia la fonte di finanziamento proveniente dalle inserzioni pubblicitarie. In molti casi i contenuti sono strutturati <em>in funzione</em> dello spazio per le inserzioni.<br />
Questa sovrabbondanza di banner è tollerata poiché in gran parte funzionale alla gratuità delle news, anche se questo principio comincia ad essere messo in discussione da <em>auctoritas</em> quali il <a href="http://www.oneweb20.it/21/01/2010/il-new-york-times-online-torna-allantico-dal-2011-le-news-saranno-a-pagamento/" title="New York Times a pagamento">New York Times</a> che si ripromette di passare alla versione a pagamento già dal 2011.<br />
Tuttavia esistono pubblicità e pubblicità: a prescindere dai contenuti, sono le <strong>forme</strong> ad essere portate sul banco degli accusati da un interessante articolo di <a href="http://www.usabile.it/" title="vai a Usabile.it">Usabile.it</a>:  <a href="http://www.usabile.it/blog/usabilita-e-pubblicita-nei-siti-dei-quotidiani?utm_source=feedburner&#038;utm_medium=feed&#038;utm_campaign=Feed%3A+Usabile+%28Usabile.it+-+le+notizie%29&#038;utm_content=Google+Reader">Usabilità e pubblicità nei siti dei quotidiani</a>. Da una <a href="http://www.slideshare.net/aboutuser/progetto-di-ricerca-su-quotidiani-online-usabilit-e-pubblicit">ricerca</a> di <a href="http://www.aboutuser.com/">Aboutuser</a> e dell&#8217;università di Udine sembra che <strong>la pubblicità più invasiva non abbia benefici evidenti e, anzi, crei maggiori problemi rispetto alla pubblicità non intrusiva</strong>.<br />
Per pubblicità invasiva si intendono quelle forme di pubblicità che coprono il contenuto o ne ritardano la fruizione: intestiziali, pop-up e overlay.<br />
Per pubblicità non invasiva si intendono quegli annunci che per dimensione e staticità non interferiscono con la fruizione del contenuto.<br />
I banner &#8220;calimero&#8221; sarebbero dunque destinati al futuro della comunicazione pubblicitaria delle grandi testate online.<br />
Se questi sono gli esiti della ricerca, da quanto vedo ogni giorno non sono sicura che abbiano avuto adeguata risonanza tra gli addetti ai lavori.<span id="more-1037"></span></p>
<h2 id="toc-usabilita-del-banner">Usabilità del banner</h2>
<p>Se si limitassero a delle semplici gif saremmo tutti più felici: sviluppatori ed utenti. Minore complessità e minor peso delle pagine, maggiore pulizia del codice.<br />
L&#8217;ordinario del banner invece è il formato flash, con tutte le implicazioni che ne conseguono in termini di peso, accessibilità, intrusività.<br />
Se si aggiunge a questo che la gestione dei banner solitamente è affidata al javascript si profila ben presto un quadro di accessibilità precaria. Non che la mancata fruizione del banner possa danneggiare l&#8217;esperienza dell&#8217;utente disabile, semmai in questo caso i problemi sono per tutti &#8211; disabili o meno &#8211; e derivano dalla presenza di aree di pagina compromesse da plugin mancanti o da javascript corrotti o mal eseguiti che possono arrivare a bloccare il browser in  loop infiniti.<br />
Per gli utenti avanzati l&#8217;utilizzo di javascript e Flash possono rivelarsi aspetti positivi: basta disporre di plugin per Firefox come <a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/1865">AdBlock plus</a>; <a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/722">Noscript</a>, <a href="https://addons.mozilla.org/it/firefox/addon/433">FlashBlock</a> per liberarsi definitivamente dalla scocciatura dei banner. Per tutti gli altri invece se non sono problemi sono quantomeno seccature.</p>
<p>Lasciando gli aspetti tecnici per parlare di forme, è indubitabile come la presenza del banner sia a corredo dell&#8217;articolo e non indispensabile al suo significato e contenuto. Nella fruizione di un quotidiano lo scopo primario è la consultazione delle news pertanto tutti gli ostacoli a questo obiettivo dovrebbero essere ferocemente perseguiti e sterminati. E&#8217; bizzarro come, nel caso dei banner, questo principio venga contraddetto: più intrusivi sono meglio è. La pubblicità <em>deve</em> essere vista altrimenti non porta contribuiti al giornale. Pertanto è valido forzare la mano all&#8217;utente impedendogli di accedere al contenuto <em>fino a quando</em> non ha guardato anche il banner che poi sarà anche bello, dinamico, musicale grazie a Flash.<br />
Volendo fare un campionario dei banner peggiori della mia esperienza 2009 potrei citare:</p>
<ul>
<li>La campagna Danacol: Little Tony ci ricorda che il colesterolo uccide con l&#8217;implacabile <span lang="en" title="ritornello">refrain</span> di <em>Cuore matto</em> con tanto di <em>tum tum</em> e banner che va a tutto schermo non appena ci passi sopra il mouse. Ed il banner stava proprio nell&#8217;angolo destro, vicino alla scrollbar dove non potevi mancarlo.</li>
<li>La campagna di una compagnia aerea con pop-up a centro pagina e bottone chiudi che non chiude ma linka al sito del vettore.</li>
<li>La campagna di un film horror nella testata della pagina che &#8211; al movimento del mouse &#8211; fa partire una colonna sonora modello &#8220;unghie su lavagna&#8221; che non si può fermare se non cambiando sito o aspettando la chiusura automatica del banner.</li>
<li>La campagna di <a href="http://www.ups.com/europe/it/itaindex.html">UPS</a>, con il suo testimonial alieno che muove un braccino artritico in un improbabile saluto. Da brivido.</li>
</ul>
<p>In tutti e quattro questi casi la fruizione degli articoli è disturbata dalla presenza pubblicitaria: non si può ignorarla ma la <strong>si ricorda in termini negativi,</strong> il che mi pare non sia esattamente lo scopo primario di un banner. </p>
<h2 id="toc-sostenibilita-dei-banner">Sostenibilità dei banner</h2>
<p>A meno di voler pagare la lettura del quotidiano on line in denaro corrente, la pubblicità è il prezzo da pagare. Pertanto ben venga ma fintanto che è sostenibile:</p>
<ul>
<li>non mi interrompe, non mi distrae mentro leggo un articolo;</li>
<li>non mi provoca malessere, fastidio, spavento con effetti visivi o sonori esagerati o inattesi;</li>
<li>non agisce al di là del mio controllo: non si attiva da sola, mi consente di interromperla;</li>
<li>non blocca il mio sistema, non mi costringe all&#8217;installazione di plugin;</li>
<li>non costituisce l&#8217;elemento predominante della pagina;</li>
<li>non si annida subdolamente tra i contenuti fingendosi parte di essi.</li>
</ul>
<p>L&#8217;ultimo punto fa riferimento ad una forma di inserzione pubblicitaria che per dimensioni ed aspetto non è intrusiva ma che ha un comportamento subdolo che la rende tale: si tratta di script che si applicano automaticamente a parole del testo rendendole dei link verso contenuti pubblicitari. Questa pratica deforma il significato di approfondimento di un link ipertestuale e non consente all&#8217;utente di fare distinzione tra pubblicità e link reale, produce una sorta di inganno molto spiacevole.</p>
<p>Dagli esiti della ricerca appare chiaro che l&#8217;efficacia di un banner non è tanto legata alla sua multimedialità, prominenza o intrusività quanto alla sua capacità di proporsi all&#8217;utente in momenti in cui è <strong>disponibile a cogliere il messaggio pubblicitario</strong>: durante la navigazione esplorativa, accanto ai risultati di una ricerca. E&#8217; legata alla disposizione del layout e al compito dell&#8217;utente, alla pertinenza con i contenuti.<br />
E nonostante questo la sfida sembra ancora essere a &#8220;chi grida più forte&#8221;, contravvenendo ad una delle regole auree della costruzione di pagine web: quando tutti urlano diminuiscono per tutti le probabilità di essere ascoltati.</p>


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		<title>LILT Milano &#8211; &#8220;E contro il cancro cosa hai fatto?&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 21:59:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accessibilità&Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[LILT]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>

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		<description><![CDATA[ <p><a style="text-align:center;" href="http://www.ziqurrat.it/2010/01/lilt-milano-e-contro-il-cancro-cosa-hai-fatto/"><img src="http://www.ziqurrat.it/wp-content/uploads/2010/01/LILT-mi-s-150x150.jpg" alt="" title="LILT-mi-s" width="150" height="112" class="size-thumbnail wp-image-1029" /></a><br />
E contro il cancro cosa hai fatto?<br/> campagna LILT Milano</p>
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ziqurrat.it/wp-content/uploads/2010/01/LILT-mi.jpg" rel="lightbox[1026]"><img src="http://www.ziqurrat.it/wp-content/uploads/2010/01/LILT-mi-211x300.jpg" alt="Campagna LILT Milano - prevenzione dei tumori" title="LILT-mi" width="211" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1027" style="padding:5px; margin-right:5px;"/></a><br />
Al via la nuova campagna della <a href="http://www.legatumori.mi.it/" title="LILT sezione provinciale Milano">sezione provinciale di Milano</a> della <acronym title="Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori">LILT</acronym> per la prevenzione del cancro (a cura di <a href="http://www.tbwa.it/assets/pdf/news/LILT.pdf" title="comunicato stampa">TBWA\Italia</a>).<br />
Il manifesto, colorato e spiritoso, tappezza le stazioni del metro. Il messaggio è chiaro: quante piccole ansie agitano il nostro quotidiano mentre i problemi più importanti vengono volutamente posti al margine. <em>La prevenzione può salvare la vita</em>: investiamo le nostre energie preoccupandoci di quel che conta davvero.<br />
L&#8217;invito è a cambiare le nostre priorità:<strong> prevenire è vivere</strong>, prenotate una visita presso gli Spazi Prevenzione. Non porta via molto tempo e molti soldi ma aiuta davvero.<br />
<span id="more-1026"></span></p>
<h2 id="toc-riflessioni-sulla-comunicazione">Riflessioni sulla comunicazione</h2>
<p>I manifesti della campagna LILT si fanno notare sul metro, per strada. Sono colorati, spiritosi e tutto ad un tratto il tono leggero si fa serio: &#8220;<strong> e contro il cancro, cosa hai fatto?</strong>&#8220;. Richiama all&#8217;azione: pensaci, prenota una visita, <em>agisci per tempo</em>. Non è uno scherzo.<br />
Sul web non ho notato la stessa visibilità per la campagna.<br />
Ne parlano diversi siti ma è difficile trovare un&#8217;immagine decente, il sito della sezione milanese è solo quinto nei risultati della ricerca (con una chiave molto specifica: &#8220;lilt contro il cancro cosa hai fatto&#8221;), terzo se si specifica &#8220;lilt milano&#8221;. Onestamente però, io che il manifesto l&#8217;ho guardato con attenzione, non avevo capito che la campagna è promossa dalla sezione milanese e credevo fosse nazionale.<br />
Sul sito<a href="http://www.legatumori.it/"> LILT nazionale</a> trovare il riferimento alla campagna è arduo: già altrove ho sottolineato come la struttura di navigazione sia terribilmente complessa, manca un motore di ricerca interno e ci sono molti errori 404. Frustrante, purtroppo. Ho provato con Google (site: http://www.legatumori.it/  &#8220;contro il cancro cosa hai fatto&#8221;) ma niente perciò sono tentata di concludere che la notizia sul sito nazionale non è proprio passata.<br />
Infine, il sito della TBWA\Italia &#8211; curatrice del progetto &#8211; è fatto interamente in flash perciò l&#8217;indicizzazione in Google non è delle migliori. In ogni caso difficile che il target medio della campagna cerchi informazioni a partire dall&#8217;agenzia che firma il manifesto&#8230;</p>
<p>Questa mancanza di visibilità web è proprio un peccato perché <strong>riduce le possibilità di approfondimento</strong> per l&#8217;utente.<br />
Possiamo immaginare uno scenario simile a quello che ho realmente vissuto io: una mattina come le altre corro per prendere i mezzi in metrò, mezza addormentata. Scendo e una nota di colore mi colpisce in mezzo al grigiore della stazione: il manifesto LILT. Conosco l&#8217;organizzazione, mi soffermo per una scorsa rapida e corro a lavoro.<br />
Più tardi cerco informazioni sul web ma non è che mi sia segnata il link o altro: chiedo a Google e cosa trovo? Già, dipende dalla mia buona memoria a) ricordarmi il testo del manifesto e b) notare che la campagna è promossa dalla LILT Milano per riuscire a trovare dei riferimenti .<br />
A mio giudizio questo è molto negativo, se la comunicazione sui siti istituzionali fosse stata meglio concertata la visibilità ne avrebbe giovato e con essa la possibilità per più persone di approfondire il messaggio mettendo in atto l&#8217;invito a contattare i centri per la prevenzione (elenco degli <a href="http://www.legatumori.mi.it/DiagnosiPrecoce/Spaziprevenzione/tabid/105/Default.aspx" title="spazi prevenzione Milano">ambulatori di Milano</a> e <a href="http://www.legatumori.it/sezioni/sezioni.php"  title="sezioni regionali">nazionali</a>).</p>


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		<title>Blue Beanie Day 2009</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accessibilità&Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a style="text-align:center;" href="http://www.ziqurrat.it/2009/11/blue-beanie-day-2009/"><img src="http://www.ziqurrat.it/wp-content/uploads/2009/11/bluebeanie-150x102.jpg" alt="Blue Beanie Day - 30 Novembre 2009" title="Blue Beanie Day" width="150" height="102" class="size-thumbnail wp-image-797" /></a>
Blue BeanieDay <br/> 30 Novembre 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 id="toc-show-your-support-for-web-standards-and-accessibility">Show your support for Web Standards and Accessibility</h2>
<p><a href="http://www.ziqurrat.it/2009/11/blue-beanie-day-2009/mecap/" rel="attachment wp-att-983"><img src="http://www.ziqurrat.it/wp-content/uploads/2009/11/meCap.jpg" alt="Blue Beanie Day" title="Blue Beanie Day" width="128" height="152" class="alignleft size-full wp-image-983" style="float:left; borders:0; margin-right:10px;" /></a><br />
Lunedì 30 novembre si svolgerà la terza edizione del &#8220;Blue Beanie Day&#8221; ossia il giorno in cui i professionisti del web indossano un cappellino blu a significare il loro impegno per il supporto degli standard web.<br />
Sul sito del promotore dell&#8217;iniziativa <a href="http://www.zeldman.com/2009/10/25/toque-o-the-morning/">Jeffrey Zeldman</a> si può trovare il PSD per creare la propria fotografia col cappellino blu da usare per unirsi al gruppo di <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=136079874938&#038;ref=ss" title="gruppo Facebook Blue Beanie Day">Facebook</a> o a quello su <a href="http://www.flickr.com/groups/bluebeanieday2009/" title="gruppo Flickr Blue Beanie Day">Flickr</a>.</p>
<p>Lodevole iniziativa ma lavorando nel settore mi chiedo sempre più spesso se il tema dell&#8217;usabilità interessi mai a qualcuno, a parte i professionisti stessi&#8230;</p>


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		<item>
		<title>SEO, USABILITA&#8217; ED OTTIMIZZAZIONE DEL CODICE: CONVERGENZE E COMPROMESSI</title>
		<link>http://www.ziqurrat.it/2009/09/seo-usabilita-ottimizzazione-codice-convergenze-compromessi/</link>
		<comments>http://www.ziqurrat.it/2009/09/seo-usabilita-ottimizzazione-codice-convergenze-compromessi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 19:12:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accessibilità&Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Web design]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzazione codice]]></category>
		<category><![CDATA[seo]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Le pratiche di <acronym title="Search Engine Optimization">SEO</acronym>, usabilità ed ottimizzazione del codice presentano numerose aree di convergenza poiché tutte e tre puntano all'<strong>ottimizzazione di un sito</strong>. Tuttavia SEO, usabilità e ottimizzazione del codice hanno <strong> differenti aree di applicazione</strong> ovvero - nell'ordine - motori di ricerca, esperienza utente e tecnologie. Da qui la presenza di conflittualità che implicano l'esercizio di discrezionalità del team di sviluppo nel privilegiare determinati aspetti, discrezionalità che dovrebbe tener conto degli obiettivi prioritari di un sito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="correlati">
<h3 id="toc-risorse">Risorse</h3>
<ul>
<li style="margin-bottom:10px; overflow:auto; list-style-type:none;"> <a href="http://www.anobii.com/books/S.E.O./9788850328147/0105ea13fa5638c4d6/" alt="SEO - Davide Vasta"><img src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&#038;item_id=0105ea13fa5638c4d6&#038;time=1234962874" alt="SEO copertina" style="float:left; margin:0 5px; vertical-align:middle; border:1px solid #CCC;"/>SEO</a><br/> Davide Vasta &#8211; Apogeo &#8211; 2009 </li>
<li style="margin-bottom:10px; overflow:auto; list-style-type:none;"><a href="http://www.anobii.com/books/Creare_siti_web_ad_alte_prestazioni/9788848120890/01be72e599bf52700d/" alt="siti web ad alte prestazioni -Souders"><img src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&#038;item_id=01be72e599bf52700d&#038;time=1221989590" alt="copertina" style="float:left; margin:0 5px; vertical-align:middle; border:1px solid #CCC;"/>Siti web ad alte prestazioni</a> <br/>Steve Souders &#8211; Tecniche Nuove &#8211; 2009 </li>
<li style="margin-bottom:10px; overflow:auto; list-style-type:none;"><a href="http://www.anobii.com/books/Ecologia_dei_siti_Web/9788883780783/01862b8bd064383559/" alt="ecologia dei siti web - boscarol"><img src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=3&#038;item_id=01862b8bd064383559&#038;time=0" alt="copertina" style="float:left; margin:0 5px; vertical-align:middle; border:1px solid #CCC;"/>Ecologia dei siti web</a> <br/> Maurizio Boscarol &#8211; Tecniche Nuove &#8211; 2003</li>
</ul>
</div>
<p>Le pratiche di <acronym title="Search Engine Optimization">SEO</acronym>, usabilità ed ottimizzazione del codice presentano numerose aree di convergenza. Questa convergenza è facile da immaginare poiché tutte e tre le discipline puntano all&#8217;<strong>ottimizzazione di un sito</strong>, quindi insieme concorrono a determinarne qualità e successo. Tuttavia SEO, usabilità e ottimizzazione del codice hanno <strong> differenti aree di applicazione</strong> ovvero &#8211; nell&#8217;ordine &#8211; motori di ricerca, esperienza utente e tecnologie. Da qui la presenza di conflittualità o meglio di indicazioni che non  possono trovare simultanea applicazione e dunque implicano la selezione di priorità.<br />
E&#8217; in questi punti che si esercita la discrezionalità del team di sviluppo nel privilegiare determinati aspetti, discrezionalità che dovrebbe tener conto degli obiettivi prioritari di un sito.</p>
<p>Come guida nell&#8217;esplorazione di convergenze e compromessi tra le pratiche di SEO, usabilità ed ottimizzazione del codice possiamo prendere ad indice le <strong>6 regole<br />
d&#8217;oro SEO</strong> suggerite da Davide Vasta. <span id="more-908"></span></p>
<h2 id="toc-1-prominenza">1) PROMINENZA</h2>
<ul>
<li><strong>SEO:</strong> le parole chiave in alto a sinistra</li>
<li><strong>USABILITA&#8217;:</strong> le parole/i concetti chiave ad inizio testo o inizio paragrafo</li>
<li><strong>PULIZIA DEL CODICE</strong> elimina il codice ridondante in cima alla pagina</li>
</ul>
<p>Gli spider dei motori di ricerca, al pari degli utenti adottano il senso di lettura occidentale. I contenuti rilevanti vanno messi per primi. Allo stesso modo meno codice superfluo sta in cima al sorgente migliori saranno i tempi di risposta della pagina nelle sue parti cruciali. </p>
<h2 id="toc-2-peso">2) PESO</h2>
<ul>
<li><strong>SEO:</strong> rapporto tra frequenza delle keyword e parole totali</li>
<li><strong>USABILITA&#8217;:</strong> pertinenza dei contenuti</li>
<li><strong>PULIZIA DEL CODICE:</strong> tempo di caricamento della pagina, peso dei suoi componenti</li>
</ul>
<p>Quando l&#8217;utente arriva su una pagina da un motore di ricerca si aspetta di trovare contenuti pertinenti con quanto cercato. Uno dei criteri di pertinenza per i motori di ricerca è il rapporto tra parole chiave e totale delle parole del testo. L&#8217;aspetto tecnologico del peso è invece costituito dalle dimensioni e tempi di caricamento di una pagina, dato dall&#8217;insieme dei file in essa richiamati.</p>
<h2 id="toc-3-presenza">3) PRESENZA</h2>
<ul>
<li><strong>SEO:</strong> collegamento con altri siti, partecipazione di valore alla comunità </li>
<li><strong>USABILITA&#8217;:</strong> capacità di farsi trovare, autorevolezza</li>
<li><strong>PULIZIA DEL CODICE:</strong> pulizia, conformità agli standard </li>
</ul>
<p>Farsi trovare, collegarsi con altri, offrire contenuti di valore, costruirsi una reputazione positiva sul web. Avere dei buoni contenuti non basta se non li si rende visibili e se non si opera per farli conoscere, viceversa partecipare agli ambienti &#8220;giusti&#8221; non serve a nulla se questa partecipazione è passiva e non porta valore alla comunità. La buona relazione non può essere disgiunta dal buon contenuto.  In questo caso, codice pulito e conforme agli standard aiutano ad allargare la possibile audience garantendo una buona fruibilità del contenuto e della relazione stessi.</p>
<h2 id="toc-4-prossimita">4) PROSSIMITA&#8217;</h2>
<ul>
<li><strong>SEO:</strong> vicinanza tra le keyword</li>
<li><strong>USABILITA&#8217;:</strong> organizzazione spaziale dei contenuti, &#8220;colpo d&#8217;occhio&#8221;</li>
<li><strong>PULIZIA DEL CODICE:</strong> riduzione degli spazi bianchi superflui, contenuti vicini alla cima del codice sorgente e vicini tra loro</li>
</ul>
<p>Le persone analizzano le pagine cercando di suddividerla in aree semanticamente significative: testata, navigazione, contenuto&#8230; Tenere una suddivisione della pagina che agevola questa naturale tendenza dell&#8217;occhio umano facilità la scansione dei contenuti, essi stessi organizzati secondo un criterio che mantiene un concetto per paragrafo e concetti collegati vicini. Parole chiave vicine vengono privilegiate ed aumentano le probabilità di una pagina di rientrare nei risultati di una ricerca.<br />
Gli spider fanno &#8220;meno fatica&#8221; ad analizzare una pagina se nel sorgente i contenuti sono vicini all&#8217;inizio della pagina e tra loro, tra l&#8217;altro questa pratica agevola la navigazione degli utenti che utilizzano tecnologie assistive.</p>
<h2 id="toc-5-page-rank">5) PAGE RANK</h2>
<ul>
<li><strong>SEO:</strong> ottenre link da siti con Page Rank superire al proprio</li>
<li><strong>USABILITA&#8217;:</strong> referenziazione</li>
<li><strong>PULIZIA DEL CODICE:</strong> &#8211; </li>
</ul>
<p>Il page Rank è uno dei criteri di posizionamento nelle pagine dei risultati di una ricerca: più è alto maggiori sono le chance di stare in prima pagina, più è elevato migliori sono i contenuti poiché il page rank è un indice costruito dal basso ovvero attraverso lo scambio di link. Più un sito riceve link, più sarà di qualità.<br />
Il page rank si potrebbe considerare una sorta di referenza, una valutazione collettiva della qualità di un sito.</p>
<h2 id="toc-6-popularity">6) POPULARITY</h2>
<ul>
<li><strong>SEO:</strong> numero di link che contengono una certa keyword e puntano tutti alla medesima pagina</li>
<li><strong>USABILITA&#8217;</strong> referenziazione, pertinenza, autorevolezza</li>
<li><strong>PULIZIA DEL CODICE</strong> &#8211; </li>
</ul>
<p>La popularity è una metrica di pertinenza di una pagina rispetto ad un contenuto, anche in questo caso costruita dal basso ovvero dagli utenti che linkano un determinato contenuto con una determinata parola. </p>
<h2 id="toc-compromessi">Compromessi</h2>
<p>Le indicazioni di SEO e usabilità sono convergenti nella maggior parte dei casi: le tecniche SEO puntano a rendere maggiormente visibili dei contenuti pertanto, su dei buoni contenuti, le tecniche SEO non possono che essere migliorative. Maggiori problematiche comporta il confronto con le esigenze di ottimizzazione della pagina poiché il richiamo alla pulizia e &#8220;leggerezza&#8221; del codice implica il ripensamento di elementi grafici e dinamici che &#8211; sebbene non indispensabili &#8211; sono funzionali all&#8217;esperienza utente. </p>
<h3 id="toc-preminenza">Preminenza</h3>
<p>Volendo rispettare alla lettera le indicazioni sulla preminenza dovremmo iniziare le nostre pagine web direttamente dal contenuto, adottando un linguaggio fatto prevalentemente di sostantivi. Nella pratica il rispetto letterale di questa indicazione è impossibile, pertanto il compromesso più praticato è quello di ridurre il numero di righe in cima alla pagina e spostare il più possibile gli script in basso. Molto spesso questo implica minimizzare ed accorpare i css e gli script, col risultato di avere più chiamate server e file più grandi e quindi di ritrovarsi con pagine più lente e codice più difficile da manutenere. In questi casi il compromesso da stabilire è quello tra velocità di caricamento e velocità di manutenzione delle pagine, con risultati che nella maggior parte dei casi prediligono la seconda opzione.</p>
<h3 id="toc-peso">Peso</h3>
<p>Il peso della pagina in termini tecnologici è un concetto diverso dal suo peso semantico, anzi è l&#8217;opposto: da un lato si tratta di alleggerire le dimensioni, dall&#8217;altro di arricchire la significativà dei contenuti lavorando sul linguaggio. Nel primo caso si tratta di risparmiare sul superfluo e limare il necessario (numero di chiamate, peso delle immagini e degli script etc.), nel secondo di raffinare il linguaggio mantenendo saldo il contenuto.<br />
Testi privi di sinonimi non sono compatibili con l&#8217;italiano e l&#8217;esagerata ripetizione dei termini viene penalizzata dagli stessi motori di ricerca (Overoptimization, keyword stuffing). Il compromesso è dato quindi dall&#8217;adozione di perifrasi e dall&#8217;utilizzo della marcatura semantica per link e immagini in modo da incrementare il conteggio complessivo delle occorrenze delle keywords sfruttando elementi che non interferiscono con la lettura del testo.</p>
<h3 id="toc-presenza">Presenza</h3>
<p>In questo caso il SEO tende ad interferire con l&#8217;usabilità: contenuti costruiti apposta per ottenere link citando senza elaborazione altrui lavori, contenuti copiati dall&#8217;originale omettendo i riferimenti, commenti del tipo &#8220;sono d&#8217;accordo&#8221; o &#8220;interessante&#8221; o &#8220;bell&#8217;articolo!&#8221; che a null&#8217;altro servono se non a pubblicare il proprio link in coda ad un buon articolo. Queste sono le pratiche che distruggono la reputazione on line e privano di utilità i testi anche qualora riescano a comparire in cima ai risultati di una ricerca (es. doorway page).</p>
<h3 id="toc-prossimita">Prossimità</h3>
<p>Il principio di prossimità tra elementi simili è un buon principio organizzativo in quanto è parte integrante del sistema con cui la mente umana organizza la percezione (secondo le leggi della Gestalt: somiglianza e vicinanza). Dal punto di vista degli spider, prima e vicino è meglio poiché spesso la scansione è limitata ad un numero limitato di kbytes. Libertà espressiva e libertà grafica tendono però a contrastare con un criterio organizzativo che riconduce la struttura di pagina a pattern convenzionali (layout con testata, footer e due o tre colonne). Le indicazioni delle pratiche di ottimizzazione della pagina sono in questo caso coerenti pertanto il conflitto è esterno e riguarda scelte espressive ed estetiche del team di sviluppo.</p>
<h3 id="toc-page-rank-e-popularity">Page rank e popularity</h3>
<p>Anche in questo caso le indicazioni tra SEO, usabilità ed ottimizzazione del codice sono convergenti. Il compromesso è relativo ai tempi e modi di perseguimento degli obiettivi: lento e manuale attraverso la costruzione di una reputazione web basata sulla partecipazione attiva, veloce ed automatico attraverso l&#8217;acquisto di link e referenze presso siti ad alto traffico. In ogni caso il miglioramento degli indici di popularity e page rank è un&#8217;attività che richiede alcuni mesi perché se ne possano apprezzare gli effetti.Sta dunque al team di sviluppo valutare l&#8217;economicità dell&#8217;uno o l&#8217;altro approccio.</p>


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		<title>Cosa ho studiato usabilità a fare? Storia di un motore di ricerca interno.</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 16:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accessibilità&Usabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ziqurrat.it/?p=844</guid>
		<description><![CDATA[Se vuoi ottenere un sito usabile, spendi del tempo a progettarlo prima! Il caso analizzato evidenzia come anche quando si tratta di sviluppare funzioni semplici e standard come un motore di ricerca interno, uno sviluppo che procede senza pianificazione e senza definizione degli obiettivi richiede più tempo e produce risultati di scarsa qualità di uno che spende mezza giornata in progettazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;usabilità è definita come <cite url="http://it.wikipedia.org/wiki/Usabilit%C3%A0">l&#8217;efficacia, l&#8217;efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti</cite>. Sul web l&#8217;usabilità cura la qualità dell&#8217;esperienza utente su di un sito: riesce a raggiungere i suoi scopi in modo facile e piacevole?</p>
<p>Per i suoi obiettivi l&#8217;usabilità non può essere la Cenerentola dello sviluppo web: per fare in modo che l&#8217;utente sia soddisfatto della sua esperienza bisogna in prima battuta chiedersi <em> chi è l&#8217;utente?, cosa può fare sul nostro sito?, come possiamo agevolarlo?, come possiamo conciliare i suoi obiettivi con i fini del sito?</em><br />
Se l&#8217;usabilità viene chiamata in causa a progetto finito, può soltanto valutare di quanto si è mancato l&#8217;obiettivo di un sito usabile e stimare i costi delle correzioni. Molto più sensato ed economico sarebbe invece tenerne conto dal principio della progettazione.</p>
<p>Nel mio lavoro di ogni giorno vedo che, mancando proprio una progettazione nella realizzazione dei prodotti per il web, il risultato è spesso lontano dall&#8217;essere usabile ma la cosa sembra proprio non turbare nessuno nella committenza. Quando un progetto parte da <em>uno schema grafico con le sfumature e i bordi arrotondati</em> ma senza pianificazione delle architetture informative, delle funzionalità, degli strumenti di orientamento e navigazione è persino difficile preoccuparsi dell&#8217;usabilità perché &#8211; dalla mia posizione attuale di sviluppatore forzato &#8211; la domanda più pressante è: &#8220;Sì, carino. Ma com&#8217;è che deve funzionare?&#8221;<br />
In molti casi lo sviluppatore &#8220;inventa&#8221; il comportamento delle pagine con due risultati:</p>
<ul>
<li> il committente si lamenta &#8220;ma non è così che lo volevo!&#8221;</li>
<li> l&#8217;utente si interroga &#8220;ma perché fa così? come lo devo usare?&#8221;</li>
</ul>
<p>Immaginate da soli lo spreco di tempo, risorse economiche ed energie nervose.</p>
<p>Giusto per esemplificare ecco una storia tratta dal vero sulla realizzazione di un motore di ricerca interno al sito.<br />
<span id="more-844"></span></p>
<h2 id="toc-in-principio-era-un-campo-di-testo-ottobre">In principio era un campo di testo (ottobre)</h2>
<p>Nella grafica del committente spicca in mezzo al menù un bel box etichettato &#8220;cerca&#8221; con accanto l&#8217;immagine di una lente di ingrandimento.<br />
Lo sviluppatore prepara la query &#8220;Prendi tutti gli elementi che contengono la parola X&#8221; e traduce la grafica in codice con</p>
<p><code><br />
&lt; form method="post" action="***"><br />
&lt;label for="q">Cerca&lt;/label><br />
&lt;input type="text" id="q"/><br />
&lt;input type="image" src="***" /><br />
</code></p>
<p>e ritiene di aver finito.</p>
<h2 id="toc-poi-divenne-la-ricerca-sul-web-novembre">Poi divenne la ricerca sul web (novembre)</h2>
<p>La committenza si lamenta che con il campo così realizzato non è possibile cercare con Google.</p>
<div style="font-style:italic; padding:0 20px;">
<p style="color: #333; line-height:10px;"><abbr title="sviluppatore">S: </abbr>Con Google? </p>
<p style="color: red; line-height:10px;"><abbr title="cliente">C: </abbr>Sì con Google</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: Ma con Google sul tuo sito?</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: No: con google su internet</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: Ah!</p>
</div>
<div style="background-color:#CCDD66; padding:10px">
<h3 id="toc-la-nota-di-usabilita" style="background-color: #669933; color: #FFF; -moz-border-radius:20px 0 20px 0; margin-top:-17px; padding:3px 10px; width:80%; line-height:15px;">La nota di usabilità</h3>
<p>Ma a che pro dato che esiste il sito &#8220;Google&#8221; in tutte le lingue ed esistono svariati modelli di toolbar integrati nel browser?<br />
Questa funzionalità è superflua dal punto di vista dell&#8217;usabilità: esistono siti specializzati nella ricerca, sul tuo sito l&#8217;utente viene per l&#8217;informazione che offri tu, non per cercare con Google sul web.
</p></div>
<p>Lo sviluppatore non può contestare le richieste della committenza per cui modifica il form aggiungendo dei radio button per distinguere tra ricerca interna e ricerca sul web ed aggiunge del javascript per dirigere la query sull&#8217;una e sull&#8217;altra.</p>
<h2 id="toc-poi-vennero-i-contenuti-video-e-audio-e-i-blog-gennaio"> Poi vennero i contenuti video e audio e i blog (gennaio)</h2>
<p>Viene terminata la realizzazione della sezione multimedia.</p>
<div style="font-style:italic; padding:0 20px;">
<p style="color: red; line-height:10px;"><abbr title="cliente">C: </abbr>Il motore di ricerca non trova i video e le photogallery!</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;"><abbr title="sviluppatore">S: </abbr>Non le avevate richieste</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: Ma era ovvio che dovevate metterle!</p>
</div>
<p>Lo sviluppatore aggiunge alla query la ricerca sui due elementi nuovi e si inventa una resa &#8220;grafica&#8221; per la pagina dei risultati. Fortunatamente alla committenza piace ma&#8230;.</p>
<div style="font-style:italic; padding:0 20px;">
<p style="color: red; line-height:14px;">C: Ma io voglio cercare solo per i video o solo per le photogallery e voglio cercare per data</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: Nella pagina delle ricerche?</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C:  No! nella pagina dei multimedia</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: Ah! </p>
</div>
<p>Lo sviluppatore Crea un nuovo box di ricerca dedicato ed una query apposita.</p>
<h2 id="toc-poi-torno-il-grafico-febbraio">Poi tornò il grafico (febbraio)</h2>
<p>La pagina dei risultati non piace più: viene inviato un nuovo pdf con la grafica desiderata.<br />
Notare: PDF non file grafico così è necessario &#8220;indovinare&#8221; font e colori e ritagliare alla bell&#8217;e meglio gli elementi grafici. Passano oltre due settimane per avere le informazioni mancanti e i PSD.</p>
<div style="font-style:italic; padding:0 20px;">
<p style="color: red; line-height:14px;"><abbr title="cliente">C: </abbr>La pagina dei risultati è brutta: cambiatela aggiungendo degli sfondi colorati alternati, il numero del risultato corrente, il numero del risultato totale e la stringa cercata eppoi&#8230;ah sì un link per l&#8217;ordinamento</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;"><abbr title="sviluppatore">S: </abbr> Ordinamento?</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: Sì: data ascendente o discendente</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: ma non è solo grafica</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: massì massì che ci vuole per un link?</p>
</div>
<div style="background-color:#CCDD66; padding:10px">
<h3 id="toc-la-nota-di-usabilita1" style="background-color: #669933; color: #FFF; -moz-border-radius:20px 0 20px 0; margin-top:-17px; padding:3px 10px; width:80%; line-height:15px;">La nota di usabilità</h3>
<p>L&#8217;ordinamento non è &#8220;grafica&#8221; ma una funzionalità! Quale comportamento ci si deve attendere da questo pulsante? Normalmente ci si aspetterebbe un ribaltamento del set dei risultati. In questo caso ci si trovava un set di risultati diverso poiché &#8211; per motivi di efficienza &#8211; la query restituisce solo 200 risultati e cambiandone la data si passava da uno set 2008 &#8211; 2009  a 2007-2008. Difficilmente gli utenti consultano tutti e 200 i risultati per accorgersene, in ogni caso è un comportamento anomalo. La problematica viene comunicata e snobbata.
</p></div>
<h2 id="toc-poi-venne-la-performance-maggio"> Poi venne la performance (maggio)</h2>
<p>L&#8217;utente si lamenta del fatto che per la parola chiave del sito la ricerca produce soltanto 200 risultati.</p>
<div style="font-style:italic; padding:0 20px;">
<p style="color: red; line-height:10px;"><abbr title="cliente">C: </abbr> Ne voglio di più: almeno 1000!</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;"><abbr title="sviluppatore">S: </abbr>Ma la query diventa pesante!</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: Ma non è vero</p>
</div>
<div style="background-color:#CCDD66; padding:10px">
<h3 id="toc-la-nota-di-usabilita2" style="background-color: #669933; color: #FFF; -moz-border-radius:20px 0 20px 0; margin-top:-17px; padding:3px 10px; width:80%; line-height:15px;">La nota di usabilità</h3>
<p>La pagina della ricerca non è strutturata per dare feedback: nell&#8217;attesa dei risultati l&#8217;utente resta sulla pagina da cui ha lanciato la ricerca senza sapere se sta funzionando o se si è bloccato il pc. La query richiede nel migliore dei casi 50 secondi.
</p></div>
<p>Ma lo sviluppatore cosa ne sa della pazienza dell&#8217;utente? Innalza la soglia della query a 1000 risultati</p>
<h2 id="toc-poi-venne-la-ricerca-temporale-giugno"> Poi venne la ricerca temporale (giugno)</h2>
<p>Viene richiesta la realizzazione di un modulo di ricerca per data da apporsi nella pagina delle ricerche. La grafica segue di una settimana la richiesta e presenta un campo di testo, due campi data &#8220;da&#8221; e &#8220;a&#8221; e la solita icona a lente per la ricerca. Lo sviluppatore realizza in Ajax il form con i calendari.</p>
<div style="font-style:italic; padding:0 20px;">
<p style="color: red; line-height:14px;"><abbr title="cliente">C: </abbr>non va bene: la ricerca deve essere al massimo di 12 mesi e se restituisce più di 1000 risultati deve avvertire con un messaggio che conviene restringere la ricerca</p>
</div>
<p>Lo sviluppatore adatta il modulo vincolando i valori dei campi in modo che automaticamente limitino sia la scelta da calendario sia l&#8217;inserimento manuale. Predispone i messaggi di errore (anche quello inutile poiché la query restituisce al massimo 1000 risultati mai di più).</p>
<div style="font-style:italic; padding:0 20px;">
<p style="color: red; line-height:14px;"><abbr title="cliente">C: </abbr> non va bene: i campi data devono essere sempre pieni e valorizzati ad oggi</p>
<p style="color:#333; line-height:10px;"><abbr title="cliente">S: </abbr> ad oggi ossia di base la ricerca viene fatta solo sul giorno di oggi?</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: si così</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: ma il campo nel menù va da oggi nel passato&#8230;</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: no no deve andare da oggi ad oggi!</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: e l&#8217;ordinamento&#8230;</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: da oggi ad oggi</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: e se l&#8217;utente mette delle date</p>
<p style="color: red; line-height:10px;">C: massimo 12 mesi</p>
<p style="color: #333; line-height:10px;">S: ah!</p>
</div>
<div style="background-color:#CCDD66; padding:10px">
<h3 id="toc-la-nota-di-usabilita3" style="background-color: #669933; color: #FFF; -moz-border-radius:20px 0 20px 0; margin-top:-17px; padding:3px 10px; width:80%; line-height:15px;">La nota di usabilità</h3>
<p>La media dei motori di ricerca interni ad un sito svolge le ricerche da oggi nel passato.Se porre un limite di 12 mesi è ancora comprensibile, porre il limite ad 1 solo giorno è anomalo. Ci si scosta dalle convenzioni e dalle abitudini acquisite dagli utenti ed -oltretutto- nel menù principale non si fornisce visibilità a questa limitazione. Gli esiti di questa scelta non progettata sono :</p>
<ul>
<li> un comportamento difforme dalle convenzioni e non esplicitato;</li>
<li>una contraddizione: se 200 risultati su un lasso temporale ampio erano pochi, quanti pensano di ottenerne su un solo giorno? Dunque a cosa serve far girare una query da 1000 item? ;</li>
<li>l&#8217;impossibilità di cercare nel passato oltre 1 anno;</li>
<li>se si applica l&#8217;ordinamento ad una ricerca effettuata con uno span temporale fissato dall&#8217;utente, i risultati dell&#8217;ordinamento sono di meno dei precedenti poiché hanno lo span temporale di un giorno;</li>
</ul>
</div>
<p>Nonostante le incoerenze viene apportata la modifica.<br />
2 giorni dopo segue mail:
<p style="color: red; line-height:14px;">C: forse era meglio prima. Rimettiamo la ricerca di base su uno span temporale da oggi meno un anno&#8221;.</p>
<h2 id="toc-conclusione-della-storia">Conclusione della storia</h2>
<p>Lo sviluppatore potrebbe ghignare e dire &#8220;te l&#8217;avevo detto&#8221; ma più che altro si arrabbia perché sta perdendo tempo e pazienza.<br />
Se invece di inventare pezzi di interfaccia ed interazione secondo l&#8217;estro del momento, senza riflettere su come si inseriscono nel sistema complessivo, se servono all&#8217;utente e su come verranno usati, si fosse spesa mezza giornata ad inizio progetto per definire i requisiti del motore di ricerca interno la realizzazione avrebbe richiesto meno tempo e meno soldi.<br />
Oltrettutto: tutte le modifiche sono avvenute a prodotto attivo ossia mentre gli utenti usavano il sito e il suo motore di ricerca.<br />
Immaginate quanto possano avere apprezzato un servizio che nell&#8217;arco di pochi mesi ha cambiato molte volte il suo comportamento in modo pressoché invisibile. Immaginate come si siano trovati a loro agio.</p>
<p>Dunque mi chiedo: cosa ho studiato usabilità a fare? Se la norma della realizzazione di progetti web è questa conviene diventare tutti programmatori perché ne serviranno molti per poter continuare a mettere pezze al sistema. </p>


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		<title>Captcha e rimedi ai commenti SPAM</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 14:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accessibilità&Usabilità]]></category>
		<category><![CDATA[captcha]]></category>
		<category><![CDATA[spam]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando i moduli per i commenti diventano facile preda degli spammer la soluzione, senza pensare a rendere obbligatoria la registrazione degli utenti, potrebbe essere quella di raffinare i filtri anti spam inclusi in WordPress ed avvalersi di alcuni utili plugin come Akismet e Ajax Fancy Captcha. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre settimane senza curare il benessere del blog e mi ritrovo con <strong>370 commenti di spam</strong> da pulire ad uno ad uno poiché&#8230; la speranza di un buon commento è l&#8217;ultima a morire.<br />
Cosa fare dunque per fermare lo SPAM?</p>
<ol>
<li>richiedere la registrazione al blog;</li>
<li>richiedere la validazione dell&#8217;indirizzo e-mail;</li>
<li>utilizzare un captcha</li>
</ol>
<p><span id="more-809"></span></p>
<h2 id="toc-1-richiedere-la-registrazione-al-blog">1) Richiedere la registrazione al blog</h2>
<p>Avanti, siamo realisti! Sono pochi i blog non professionali che valgano una registrazione e &#8211; aimè &#8211; non sono tanto superba da ascrivere il mio a una così ristretta cerchia. La volontà di commento è un sentimento tanto estemporaneo da suggerire di &#8230;non far passare la voglia richiedendo una registrazione.<br />
Oltretutto, l&#8217;archiviazione di dati sensibili (l&#8217;indirizzo e-mail è considerato tale dal garante della privacy: <a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1559382">ordinanza 18 settembre 2008</a>) richiede l&#8217;assunzione di impegni legali che i blog non professionali difficilmente hanno interesse a sostenere. </p>
<h2 id="toc-2-richiedere-la-validazione-dellindirizzo-e-mail">2) Richiedere la validazione dell&#8217;indirizzo e-mail</h2>
<p>Tra le opzioni della moderazione di WordPress c&#8217;è la possibilità di filtrare i commenti richiedendo che l&#8217;indirizzo e-mail fornito dall&#8217;autore venga &#8220;autorizzato&#8221; ossia esista un precedente commento approvato pervenuto dal medesimo indirizzo. Oltre ad incorrere nel problema dell&#8217;archiviazione di indirizzi e-mail, come nel caso precedente, qui si incorre nel <strong>dilemma della moderazione</strong>: conviene subordinare la visibilità immediata di un commento alla sua approvazione?<br />
Se esistesse una redazione con personale impiegato alla moderazione a tempo 0 dei commenti, direi che ne varrebbe la pena. In questo caso ci sono solo io e i miei tempi limitati quindi preferisco optare per la <strong>moderazione a posteriori</strong> con alcune precauzioni:</p>
<ol>
<li>Configurazione delle impostazioni anti spam incluse nell&#8217;installazione default di WordPress, come illustrato nel <a href="http://codex.wordpress.org/Combating_Comment_Spam">Codex</a>: limite massimo di link inclusi nei commenti, elenco di &#8220;parole proibite&#8221; etc. ;</li>
<li>utilizzo del filtro fornito dal plug-in <a href="http://akismet.com/">Akismet</a>  o simili per bloccare il grosso dei commenti lesivi </li>
</ol>
<p>Per il resto conto sulla buona educazione dei miei lettori.</p>
<h2 id="toc-3-utilizzare-un-captcha">3) Utilizzare un captcha</h2>
<p>Con le precauzione adottate riesco ad evitare di pubblicare commenti inadeguati, tuttavia mi resta da fare un gran lavoro manuale di pulizia dello spam.<br />
Un sistema per bloccare sul nascere i commenti di spam prodotti da agenti automatici (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spambot">spambot</a>) è l&#8217;utilizzo dei <acronym title="completely automated public Turing test to tell computers and humans apart"><strong>captcha</strong></acronym>. Questa soluzione, peraltro divenuta un <a href="http://www.welie.com/patterns/showPattern.php?patternID=captcha">pattern web</a> classificato, consiste in un test di riconoscimento visivo finalizzato a determinare se l&#8217;utente è un umano o una macchina e, di conseguenza, ad abilitare o bloccare l&#8217;invio del messaggio.<br />
I captcha classici presentano un&#8217;immagine contenente numeri o lettere storpiate perfettamente riconoscibili per un umano, meno per una macchina. Esistono anche versioni uditive dei captcha e altri basati sul riconoscimento di volti o su test logici. Google ha da poco reso pubblica una nuova metodologia basata sulla <a href="http://punto-informatico.it/2605134/PI/News/google-internet-un-giramento-captcha.aspx">rotazione di immagini</a> che sembra essere altrettanto efficace e più &#8220;divertente&#8221; della versione tradizionale.<br />
In ogni caso i captcha presentano dei limiti:</p>
<dl>
<dt>di accessibilità:</dt>
<dd>poiché sono immagini sono inaccessibili a utenti con disabilità visive e poichè sono test ideati per aggirare le macchine diventano incomprensibili per molte tecnologie assistive;</dd>
<dt>di efficacia:</dt>
<dd>molti spambot si sono evoluti in modo da superare il test, tramite tecniche di <acronym title="optical character recognition">OCR</acronym> o addirittura registrando le risposte degli utenti e riutilizzandole. Si è arrivati al punto che alcuni algoritmi captcha, per prevenire l&#8217;evenienza degli spambot evoluti, hanno sviluppato dei test di difficile risoluzione persino per i veri utenti&#8230;</dd>
<dt>di efficienza:</dt>
<dd>qualcuno potrebbe obiettare che l&#8217;uso di captcha rallenta l&#8217;inserimento del messaggio e potrebbe far perdere la famosa &#8220;volontà di commento&#8221; all&#8217;utente. Onestamente, l&#8217;impegno ed il tempo richiesto dai più semplici captcha è veramente poco, tanto che converrebbe porsi la domanda inversa ossia se vale la pena postare un commento se per scriverlo si è speso meno tempo di quello richiesto dalla compilazione del captcha&#8230;.</dd>
</dl>
<p>Dovrebbe risultare chiara a questo punto la mia preferenza e la necessità (370 commenti di spam in 3 settimane, distribuiti sui soli 4 post della home page&#8230;) di ricorrere ad un plug-in per i captcha. Wordpress ne offre diversi: dai tradizionali basati su numeri e lettere ad altri basati sul riconoscimento di immagini. Tra i tanti mi ha colpito in modo favorevole <a href="http://www.webdesignbeach.com/beachbar/wordpress-plugin-ajax-fancy-captcha">Ajax Fancy Captcha</a> poiché &#8211; oltre ad essere esteticamente gradevole &#8211; è basato su una soluzione drag&#038;drop che non avevo mai visto prima.<br />
Quindi, cedendo alla vanità estetica, provo questo plugin per un po&#8217; e vedo se mi aiuta a ridurre il lavoro manuale di pulizia dello spam. Provatelo, ditemi cosa ne pensate. Io vi farò sapere se è di aiuto o meno.</p>
<h3 id="toc-ajax-fancy-captcha">Ajax Fancy Captcha</h3>
<p>Installazione piuttosto problematica per questo plugin.<br />
Innanzitutto la cartella contenuta nello zip ha un nome diverso da quello impostato all&#8217;interno dei file: se volete che funzioni correttamente cambiate il nome da &#8220;ajax-fancy-captcha&#8221; a &#8220;AjaxFancyCaptcha&#8221; e ricordatevi di mettere la cartellina sotto il folder &#8220;wp-content/plugin&#8221;.<br />
Il box è in lingua inglese, per convertirlo in italiano bisogna lavorare sui seguenti file:</p>
<ul>
<li>nel folder &#8220;AjaxFancyCaptcha/imgs/&#8221; rinominare i file immagine da &#8220;item-pencil.png&#8221; a &#8220;item-matita.png&#8221;;</li>
<li>nel file &#8220;AjaxFancyCaptcha/jquery.captcha.js&#8221; modificare il testo del box con le istruzioni, ricordandosi che gli apostrofi devono essere preceduti da un backslash (\);</li>
<li>nel file &#8220;AjaxFancyCaptcha/afc.php&#8221; modificare i nomi degli elementi dell&#8217;array;</li>
<li>nel file &#8220;AjaxFancyCaptcha/captcha.css&#8221; aggiustare i css per adattarli alla maggiore lunghezza dei testi in italiano.</li>
</ul>
<p>Ho creato uno zip con i miei adattamenti e segnalato agli <a href="http://www.webdesignbeach.com/beachbar/wordpress-plugin-ajax-fancy-captcha">autori del plugin</a> la mia disponibilità a fornire la traduzione in italiano.</p>
<h4 id="toc-aggiornamento">Aggiornamento</h4>
<p>Ho rimosso il plugin poiché sono stati più i problemi dei vantaggi nel suo utilizzo:</p>
<ol>
<li>problemi di lingua: era solo in inglese;</li>
<li>problemi di accessibilità: se js è disabilitato non funziona;</li>
<li>problemi di funzionamento: ogni tanto in modo misterioso il drag&#038;drop smetteva di funzionare, uno dei js inclusi andava in errore ed interferiva con il plugin lightbox</li>
</ol>
<p>Ho rimosso il pacchetto zip con la traduzione poiché temo di aver &#8220;rotto&#8221; qualcosa. Anche il pacchetto in inglese dava problemi ma dopo la traduzione è andata solo peggio.</p>
<h3 id="toc-recaptcha">reCAPTCHA</h3>
<p>Esiste un sistema per sfruttare positivamente la &#8220;seccatura&#8221; della compilazione di un captcha. Il metodo <a href="http://recaptcha.net/">reCaptcha</a> elaborato dalla Carnegie Mellon University sfrutta la collaborazione degli utenti per disambiguare immagini frutto della conversione OCR di manoscritti storici. Quando si riscontra una sostanziale convergenza nelle &#8220;traduzioni&#8221; fornite dagli utenti, l&#8217;interpretazione viene assegnata alla parola. In questo modo si contribuisce al progetto di digitalizzazione di libri.<br />
Il <a href="http://wordpress.org/extend/plugins/wp-recaptcha/">plugin</a> per Wordpress è semplice da installare e viene fornito con quattro differenti grafiche ed il supporto alla versione audio. Funziona anche in caso di js disabilitato, permette di escludere la protezione captcha per gli utenti registrati ed ulteriormente offre un supporto per la protezione degli indirizzi e-mail presenti sul blog, nei post, nei commenti e persino negli RSS.<br />
Per utilizzare questo plugin è necessario procurarsi gratuitamente <a href="https://admin.recaptcha.net/accounts/signup/?next=">una chiave</a> sul sito ufficiale reCAPTCHA. </p>
<h4 id="toc-aggiornamento1">Aggiornamento</h4>
<p>In due settimane 363 commenti di spam. Il captcha non ha funzionato per niente.</p>
<h4 id="toc-secondo-aggiornamento">Secondo aggiornamento</h4>
<p>Ho avuto forse troppa fretta nel valutare la capacità di reCaptcha d tenere a bada i commenti di spam. Nel lungo periodo i risultati si sono visti significativamente: adesso la media dei commenti di spam è di 10/15 al mese. Tra l&#8217;altro, prevalentemente sui post che per primi erano stati attaccati massivamente dagli spambot.<br />
Sono decisamente soddisfatta di questo plugin, ha ricondotto il fenomeno nei limiti del gestibile.</p>


<p>No related posts.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Twitter: il microblogging che salva il blog dalla chiusura (forse)</title>
		<link>http://www.ziqurrat.it/2009/04/twitter-il-microblogging-che-salva-il-blog-dalla-chiusura-forse/</link>
		<comments>http://www.ziqurrat.it/2009/04/twitter-il-microblogging-che-salva-il-blog-dalla-chiusura-forse/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 21:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ziqu</dc:creator>
				<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Twitter: i blog si fanno brevi. 140 caratteri per dire al mondo cosa pensi in ogni momento della tua giornata: dal web come dal cellulare. In questo caso Twitter ci serve per assicurare continuità ad un blog i cui autori rischiano di essere sommersi dalla quotidianità non connessa (non abbiamo tempo per postare sul serio...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>140 caratteri per testimoniare che ci siamo ancora</strong>, per assicurare un minimo di continuità all&#8217;esistenza di questo blog.<br />
<cite class="citaz" style="float: left; width: 33%;">yo no naka ya<br />
ch&#333; no kurashi mo<br />
isogashiki<br/><br />
in questo mondo,<br />
frenesia anche nella vita<br />
della farfalla<br />
<strong>Kobayashi Issa</strong></cite></p>
<p>Purtroppo le recenti evoluzioni (?!) della mia posizione lavorativa e del mio domicilio mi rendono difficile o quasi impossibile postare. Ma io e Sanchan teniamo duro e con <a href="http://twitter.com/">Twitter</a> speriamo di riempire i buchi &#8220;nella programmazione&#8221;.<br />
<span id="more-776"></span></p>
<h2 id="toc-twitter-ed-il-microblogging">Twitter ed il <span lang="en">microblogging</span></h2>
<p><a href="http://twitter.com/">Twitter</a> dall&#8217;inglese <em>cinguettare</em> è un sistema di messaggeria istantanea che consente di scambiare brevi messaggi di testo &#8211; max 140 caratteri &#8211; via web, cellulare, mail&#8230; Nasce dall&#8217;idea di mantenere in contatto le persone consentendo loro di comunicare in ogni istante stati d&#8217;animo, pensieri e &#8220;cosa sto facendo adesso&#8221;.</p>
<p>Twitter rappresenta il modello del <strong>microblogging</strong> ossia della pubblicazione costante di piccoli contenuti &#8211; sia testuali sia multimediali &#8211; condivisi attraverso sistemi di social networking sia in gruppi ristretti sia col mondo intero. Effettivamente, la modalità di base di Twitter è quella della pubblicazione dei post su una timeline pubblica.<br />
Nato con finalità non proprio essenziali (celebre l&#8217;esempio della moda di twittare il <a href="http://foodfeed.us/">proprio menù quotidiano</a>&#8230;) Twitter ha velocemente trovato modalità di utilizzo molto più efficaci ed interessanti, nate dal basso ossia dalle dinamiche spontanee dei suoi utilizzatori.<br />
I <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_febbraio_26/senatori_usa_twitter_durante_discorso_obama_da43ce5a-03f8-11de-8e80-00144f02aabc.shtml">politici</a>, ad esempio, lo usano per mantenere i contatti con gli elettori (preferirei forse vederli più attenti nei dibattimenti); appassionati di ogni tipo per segnalarsi link ad eventi e risorse.</p>
<p>I vantaggi di Twitter sono molteplici e principalmente:</p>
<ol>
<li>è sintetico</li>
<li>è multipiattaforma e portatile</li>
<li>è multimodale (consente anche di inviare link, immagini, suoni&#8230;)</li>
<li>è sociale ma granulare (è possibile limitare la visibilità dei post ad un audience selezionata, è possibile postare one-to-one)</li>
</ol>
<h2 id="toc-twittare-o-bloggare-questo-e-il-dilemma">Twittare o bloggare, questo è il dilemma!</h2>
<p>Il tempo è il fattore discriminante. Io credo fermamente nella qualità del lavoro di scrittura di un post pertanto ho fatto in modo che i miei &#8220;cinguettii&#8221; restino nella sidebar (grazie al plugin <a href="http://alexking.org/projects/wordpress">Twitter-Tools</a>) e non diventino automaticamente post. 140 caratteri non sono un post, tutt&#8217;al più possono essere una segnalazione, uno spunto (Sanchan mi fa notare che un <a lang="jp" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haiku">haiku</a> è breve ma denso&#8230; io non scrivo ancora in giapponese però!)<br />
Prendeteli come il segnale della nostra volontà di tornare a postare più spesso in questo blog.</p>


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