Aiuto! mia mamma è una secchiona

Si è capito dal primo lavoretto mamma-figlia commissionato dall’asilo: io e lei siamo diverse.
Per lei il motto è “vabbé” oppure “io faccio così” e la cosa mi manda in bestia perchè per me le cose si fanno bene o… si fanno bene.
Sbagliare è lo step iniziale per riuscire meglio. Non ci sto però quando lei si arrende in partenza: “non sono capace!” (aka fallo tu) oppure quando davanti a risultati evidentemente inadeguati lei si dice contenta. Contenta cosa?!!

A scuola, io ero una secchiona. Non ero bella, non avevo talenti speciali né ero portata per lo sport: dovevo trovare qualcosa che mi rendesse amabile. Andare bene a scuola era la mia missione, il mio lavoro e ciò che definiva la mia identità e assicurava la serenità familiare.
Io ero diligente più che intelligente: studiavo tanto e più una cosa non mi riusciva più mi applicavo a cercare di farla funzionare, anche con “trucchetti” come imparare a memoria gli schemi dei problemi oppure imparare a memoria 99 esercizi di solfeggio per sopperire al fatto di non saper leggere lo spartito.
Andare bene a scuola non è un privilegio di quelli dotati: è alla portata di tutti purché ci siano impegno e costanza nello studio. Meno hai talento, più devi sbatterti: è ingiusto ma così va il mondo.

Quindi lei mi fa bollire di rabbia perché è una bambina brillante ma incapace di rimanere concentrata e quindi di portare a casa il risultato: che si tratti di fare un gioco, i compiti, un lavoretto o gli esercizi di clarinetto (lo ha chiesto LEI maledizione! dovrebbe piacerle!).
Oltretutto ha un carattere per cui più fai pressione più lei sfugge: frigna, scappa e chiude l’argomento. E a perderci è soltanto lei.

Dal suo punto di vista di bambina, capisco che non sia facile confrontarsi con una mamma che “sa già fare tutto” (fosse vero), che sia frustrante riconoscere che quello che si fa è meno buono rispetto alle aspettative proprie e altrui. Ci sta anche la stanchezza e la voglia di giocare piuttosto che di star seduti a copiare 100 volte la I….

Da mamma secchiona, costretta per altro al ruolo del genitore cattivo perché il papà ha un’indole fin troppo pacata, è dura capire come comportarsi. Ogni week end è tutto un sfiancante tira e molla tra minacce (mie) e lusinghe (papà): “fai i compiti”, “leggi”, “suona”; “no”, “perchè mi obbligate”, “non ho voglia”. Che fatica, santo Dio!
Nemmeno alle elementari io ho mai avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse a fare i compiti o mi controllasse lo zaino. Non sono abituata : io avevo scelto il mio ruolo, evidentemente mia figlia non ha fatto questa stessa scelta. E lo sapevo dalla culla che sarebbe andata così, eh: c’è una buona dose di temperamento nell’essere secchioni, io lo sono ancora oggi per dire e credo che lei non lo sarà mai.

Eppure è difficile accettarlo ed adattarsi, trovare un modo per conciliare le mie aspettative e le sue esigenze, cercare di capire quali possano essere le giuste motivazioni senza instillare odio nei confronti dello studio o timore del fallimento o – dio non voglia – il timore di non essere all’altezza e quindi di non essere amati.

Con la mamma puoi sbagliare: sei liberissima di fare male, non mi arrabbierò mai perché ci stai provando. Ma se non ti impegni o rinunci allora sì che mi arrabbio! Per quello che rischi di perdere non per quello che (non) stai facendo.
D’altro canto, devo anche imparare ad accontentarmi, abbassare l’asticella, accettare che le cose possano essere fatte diversamente da come le avrei fatte io e soprattutto da come le farei io adesso, da adulta, poichè lei ancora non lo è ed ha diritto ad imparare con i suoi ritmi. Anche se questo significa consegnare il lavoretto più brutto di tutta la classe.

Siamo solo in prima elementare, mi aspettano 15 anni di fuoco.
Un modo per convivere io, lei e la scuola lo devo trovare.

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