Trentacinque

Cursus honorum lo chiamavano i latini. Io da piccina avevo pianificato il mio: laurea, a 25 anni il matrimonio, a 28 il primo figlio. In mezzo un lavoro che mi riscattasse da anni di prese in giro, facendo schiattare tutti di invidia e collocandomi in una posizione di prestigio e sicurezza economica.

Non sono andata troppo fuori corso. Mi sono fidanzata a 20, mi sono laureata a 25, ho trovato un lavoro a 26, mi sono sposata a 28, ho avuto un bambino a 29, sono tornata a lavoro e poi ho avuto l’ardire di fare un secondo figlio a 34. E sono tornata a lavoro.

Una vita da manuale: 60% sbatta, 40% fortuna. Una vita serena e ricca di affetto. Sicuramente più facile e comoda di molte altre. Certo, su alcuni punti il flop è stato totale: lavoro, prestigio sociale, agio economico: non ci siamo. Ma per il resto, hei! Non pensavo che sarei davvero riuscita a farmi una famiglia e invece ho due, DUE, bambini bellissimi. Che inspiegabilmente mi amano alla follia. Ho superato le aspettative.

Trentacinque, lo scrivo per esteso perché è un numero da non sottovalutare.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire… hanno paura del mare a furia di invecchiare.
Jacques Brel

Esaurita la lista degli obiettivi convenzionali, è venuto il momento di fissarne di nuovi meno dovuti e più voluti.

Buon compleanno a me, inizia la stagione della maturità.

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