Parco di famiglia

Ho la fortuna di abitare non lontano dal parco di Monza. Che è il mio parco sin da quando ero bambina e lo zio Adriano mi portava a passeggio in Villa Reale, raccontandomi storie fantasiose di principesse in punizione nelle torri, alberi delle fate, gabbie degli orsi… storie che io mi bevevo allegramente e che ora rifilo con divertimento ai miei figli.

In estate, nella cascina San Fedele si teneva un ambitissimo campo estivo: mamma faceva la coda di notte per prendermi il posto e io amavo andarci, anche se il bus passava alle sei del mattino. Ci portavano nella piscina del parco accanto all’autodromo (ora sapete perché la curva si chiama delle piscine) e vedevamo sfrecciare le auto in prova di qualche rally o formula minore. C’era un trampolino altissimo, un prato per cambiarsi con virtuosismo sotto l’asciugamano, un bar e molti incivili che gettavano i tappi di alluminio delle bottiglie in terra. Noi li raccoglievamo e giocavamo a tappi, un mix tra le biglie e le figurine. Per arrivare alle piscine non c’era il bel sentiero che esiste oggi ma uno sterrato polveroso, sotto il sole cocente, tra muri di rovi e le rovine annerite dell’ippodromo: tornavamo impolverati, assetati e affamati manco avessimo combattuto al fronte. Eppure si cantava sempre.

Ho girato questo parco in lungo e in largo, a piedi o in bici o con il super risciò: posso dire di conoscerlo bene eppure ci sono ancora delle parti che ho scoperto solo di recente. Come i mulini asciutti, la porta del Dosso, la fattoria, il golf , il prato con la sedia enorme…

Da fidanzati, io e mio marito andavamo spesso a passeggiare nei giardini della Villa Reale e abbiamo dei teneri ricordi di quel tempo a due. Ma è da quando ci sono i bambini che il parco è diventato il nostro luogo dove essere famiglia.

Fuori di casa, nel verde, tra fattorie, sentieri, scuderie, mulini, giardini, regge; a piedi, in passeggino, fascia, monopattino, trenino, risciò: non abbiamo ancora fatto una gita uguale all’altra. Stiamo insieme divertendoci nel bello, immersi nella natura e nei suoi magnifici e diversi colori: non ci viene da innervosirci o far capricci o urlare. Stiamo insieme e stiamo bene. Gratis ed a un passo da casa: una fortuna non da poco!

Una primavera abbiamo improvvisato una gita con pic nic. Non ricordo bene come ma ad Arianna abbiamo raccontato la storia di un drago invisibile e le è rimasta nel cuore insieme all’itinerario di quella giornata. Ogni volta che passiamo nel parco, tira fuori questa storia. Per lei il drago vive a cascina Mirabello: chissà cosa ne pensano i cavalli…

Il parco è anche il nostro rifugio quando la famiglia ha bisogno di stringersi vicina: il rito del primo giorno dell’anno, prima dell’intervento di Stefano, prima dei viaggi di Sandro, tutte le volte che io ho bisogno di staccare: parco! Estate, inverno è uguale, anche se l’autunno resta il momento per me più bello. Passeggiare tra i viali tra le foglie colorate che ti cadono intorno e la luce dolce che scalda dolcemente: rilassante anche solo a pensarlo.

E così anche oggi siamo andati nel nostro parco di famiglia a prenderci un po’ di tempo di qualità: abbiamo dato il pane alle papere, incontrato la principessa Sissi e la sua dama di compagnia intente a fare un book fotografico, sbirciato le sale sfavillanti della Reggia per un evento, raccolto foglie colorate, abbracciato alberi, fatto visita a principesse in castigo, scattato fotografie sopra alberi fatati, placato una lite tra scoiattoli a suon di ghiande e raccolto una buona scorta di quiete familiare da spendere nella prossima settimana. Quando papà sarà fuori per lavoro e mancherà a questa famiglia il pilastro più paziente ed organizzato.

Prevedo per il prossimo week end un’altra buona dose di riappacificazione in verde: bisogna solo scegliere da quale porta iniziare il giro.