Ferragosto sul lago

Ferragosto sul lago significa fuochi d’artificio, bancarelle, l’orchestra dal vivo che suona il liscio. Da quando mi sono fidanzata – cioè ormai da 15 anni – è un appuntamento fisso: cena fuori; guardare i fuochi con quel cavolo di albero che non so come, pur spostandoci, troviamo sempre in mezzo; due mazurke, due polke, il mio amato fox, un valzerino e un tango da ridere; una frittella indigeribile da dividere; incontrare un sacco di gente che conosce mio marito o riconosce la sua genealogia e chiacchierare facendo finta di aver capito di chi si tratta (e invece no, non riconosco i visi e non ricordo i nomi. Scusate, non lo faccio apposta).

Con i figli le cose sono cambiate: cena dai nonni, fuochi con l’ansia del rumore e del vento (in 15 anni ancora non ho capito come cavolo vestirmi qui), mezzo giro di pista con l’occhio teso al passeggino nell’angolo vicino a qualche anziano conoscente baby sitter improvvisato. La tentazione sempre più forte di guardare i fuochi dall’alto, sul tornante. Fuori dalla folla, dal rumore, dal vento, dalla festa.

E no! Non ci sto! La festa è bella se la vivi da dentro, non dai margini. Dei fuochi è bella la luce ma anche il suono, la vibrazione che ti rimbomba dentro. Incontrare gente che non vedi mai, mangiare cionate a notte fonda, ballare con una persona con cui ti senti a tuo agio anche se sbagli tutti i passi. Portare i bambini e meravigliarsi coi loro occhi, inventare scuse per non comprare giocattoli paccottiglia e infine cedere su un dolce o un braccialetto luminoso (che da bambina tu rubavi le starlight dal borsone da pesca del papà…).

Così stasera sola, perché si sono addormentati tutti, mi sono sentita fuori luogo: non ho preso nessuna schifezza perché non avevo nessuno con cui condividere il peccato, non mi ha riconosciuto nessuno (tranne gli zii), ho guardato gli altri ballare, mi sono preoccupata dei neonati altrui sotto i botti, ho persino azzeccato il golfino che è tutto dire.

Ecco, nemmeno così è festa perché ci sono dentro ma senza le persone che amo con cui viverla. Quindi guai il prossimo anno se i bambini non fanno il pisolino! Li carico in carriola e ce li porto così.