Pimp my Ikea o sulla resilienza bricolage

Prima che nascesse il mio secondogenito avevo fatto un sacco di programmi. Avevo deciso di seguire il mio istinto e provare tutte quelle cose che con la prima figlia non avevo avuto il coraggio di fare e rimpiangevo: portare in fascia, pannolini lavabili, allattamento a richiesta, alto contatto…

Quando fai dei programmi però devi mettere in conto il fatto che le cose possono andare diversamente da come te le eri immaginate. Stefano è nato con i piedi torti e il primo mese di vita è stato letteralmente un delirio. Ho messo da parte tutti i buoni propositi ed in lacrime mi sono impegnata a trovare la soluzione migliore per mio figlio. Per fortuna abbiamo evitato ortopedici dal bisturi facile e siamo atterrati al Buzzi di Milano e al metodo Ponseti.

Gessi ogni settimana, piaghe, pause, tutore 23h die, anestesia totale, tenotomia, tallone fuori posto, 20h die, miglioramento e ore a scalare. Adesso sembra tutto più facile ma all’inizio che angoscia!

Eppure abbiamo reagito. Ho usato i pannolini lavabili alla fine delle gessature e nelle pause, ho legato in fwc con il tutore 23h, ho preso una ring per le ore libere. Stefano è un bimbo ad alto contatto e ci sguazza felice, io ho tutti contro ma non mi importa perché queste piccole cose – che usiamo molto meno di quanto vorrei – sono state il nostro modo di reagire alla situazione, renderla normale anche se era più complicata del previsto (ma molto, molto meno di altre affrontate da madri ben più in gamba di me).

E siccome ognuno ha il suo modo di reagire ai problemi, anche i nonni hanno trovato la loro forma di resilienza sfruttando una manualità che a me manca del tutto.

Già prima di sapere del piede torto, nonno aveva creato un fasciatoio ad hoc per il nostro bagno modificando il fasciatoio IKEA Sniglar in modo da poterlo parzialmente sovrapporre alla vasca: pensato per la gestione dei pannolini lavabili è stato poi adattato ai gessi ed al tutore imbottendo la parte finale con la schiuma di rivestimento dei tubi così che Stefano non rompesse i suoi boots and bar (b&b) sbattendoli sul bordo – cosa che fa regolarmente con veemenza e molto divertimento.

Solo un genitore Ponseti sa quanto fa male l’urto con la barra: i bambini che portano il tutore sviluppano potenza nelle cosce ed un equilibrio particolare, gestiscono la barra come un nano la sua ascia. Puoi misurare le spalle di tuo figlio dai lividi che ti lascia su braccia e gambe. Più volte Stefano mi ha svegliata colpendomi sul naso col tutore e lì ho ringraziato l’imbottitura preparata dalla nonna: schiuma di rivestimento chiusa da velcro e coperta con una cover ricavata da un cuscino imbottito per sedie. Bella e buona. Nonna ha cucito anche le coperture impermeabili per il gesso da usare durante cambi e spugnature ricavandole da vecchi k-way (Stefano ha fatto il primo vero bagnetto solo intorno ai 3 mesi), e le cover invernali per i sandali ricavate da pantofoline di pile della Lidl Lupilu. Usate poco ma copiate da altre mamme del gruppo dei genitori PTC. Un colpo di genio.

Insomma, con creatività e flessibilità siamo riusciti a recuperare in parte i piani originali ed andare oltre le aspettative. Certo, a questo punto del percorso è più facile dirlo ma è importante riconoscere anche il buono che è venuto dal PTC e continuare a impegnarci per rispettare la lunga terapia che resta da qui ai 5 anni, quando festeggeremo l’emancipazione dal tutore e avremo dei piedini dritti, saldi e funzionali molto coccolati …anche a colpi di bricolage.