Remigini

Diploma infanzia remigini

I remigini sono i bambini che passano dalla scuola d’infanzia alla primaria, dall’asilo alle elementari per dirla alla vecchia maniera.

Ieri pomeriggio la scuola ha organizzato una cerimonia di saluto con tanto di tocco, diploma, canzoni e rinfresco. Una bella festa in orario extra scolastico, dal valore altissimo per bambini e famiglie e dimostrazione dell’impegno extra – energie e tempo non retribuiti che ci mettono maestre e personale non docente.

La mia bimba, femminile e vanitosa, ha voluto indossare una bella gonna vaporosa e le scarpe nuove, tutto rigorosamente rosa. Per praticità a lezione non la mando mai con la gonna, la maestra è rimasta colpita: “va te che bambolina”. Lei voleva anche truccarsi e mettere lo smalto (5 anni, gente!) ma il trucco è off-limits per età e lo smalto (ad acqua, per bambini) sottoposto a veto temporaneo per punizione. Abbiamo convenuto un po’ di profumo e molte mollette.

Sono riuscita ad avere una buona posizione in mezzo alla ressa di genitori e nonni e telefonini e videocamere. Lei, che è piccina, era in prima fila e doveva sollevare un cartellone che faceva parte della coreografia. Era lanciatissima a cantare e fare i gesti del balletto. Hanno cantato tre canzoni bellissime e piene di significato, più per noi grandi che per loro:

La mia scuola è in Brianza,

La maestra che balla

Sono il nuovo che avanza

Con tutta la scuola che suona e che danza

Per un mondo migliore

libertà a tutte le ore

Su, non fate i fifoni,

è troppo bello là fuori!

Ero pronta a versare un mare di lacrime e invece, a parte un significativo pizzicore al naso e agli occhi, niente. Ma la sensazione di nostalgia già mi pervade: non sono pronta.

Non sono pronta a lasciare questa scuola così accogliente; questa classe che sembra una casa; queste maestre competenti, simpatiche, amorevoli e pure belle; i compagni affezionati, il futuro marito e le famiglie socievoli; le bidelle che chiamano per nome persino i fratellini neonati; questa infanzia che è già scappata via e a me sembra di averla persa per strada.

Le lacrime non sono venute perché me le tengo da parte per il 30 giugno, allora sì che sarà finita questa fase e si apriranno le saracinesche. C’è ancora un mese davanti da godere: di sicurezza nel lasciare mia figlia in buone mani e buona compagnia; di esperienze e canzoni e giochi; di passeggiate fino a scuola la mattina e al parco giochi il pomeriggio; di chiacchiere con mamme e maestre sulla porta della classe.

Se ne è venuto qualcosa di buono da questo anno turbolento è stata l’occasione di esserci in questa parte della vita di Arianna: non ho fatto tutto come lo volevo ma quello che mi è riuscito di mettere assieme mi ha dato una soddisfazione che non credevo. E mi mancherà da morire.

Non sono pronta ma il passo è già fatto: Arianna si sente grande e non vede l’ora di lanciarsi alle elementari. “È troppo bello là fuori” è una cosa in cui crede e la bella esperienza della scuola d’infanzia è la base su cui costruire. Ci sarà tempo anche per lei per provare nostalgia ma adesso è ancora il tempo della festa quindi cantiamo e voliamo incontro a questa fase due di un percorso che ha ancora molte tappe e molti incontri, speriamo tutti della stessa qualità di quelli con cui abbiamo iniziato.

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