L’ultima estate con figlia unica

La seconda gravidanza mi sta pesando molto di più della prima: sarà che sono più vecchia di 5 anni, più stanca ed ho accumulato tanti acciacchi che alla fine sono venuti fuori tutti insieme nel momento in cui non è possibile ricorrere al “santo aulin”. La panza si contraeva e la schiena ha ceduto: per un certo periodo non potevo neppure spostarmi dal letto. Ora va meglio ma funziono a metà regime. Per me fare la pendolare era un peso, per la mia azienda trasformarmi temporaneamente in lavoratore da remoto era un peso e per i miei medici era pesante seguirmi perciò hanno deciso di tenermi a casa a riposo. #foradaiballs
Ho vinto un paio di mesi extra a casa e notti piene di incubi sulla mia inutilità di donna, madre e lavoratrice.

Dato che li abbiamo, facciamoli fruttare! mi sono detta proponendomi, come al solito, obiettivi poco realistici su tutti e tre i fronti. In particolare, volevo che questa estate fosse memorabile per me e la mia bambina: giochi, piscina, coccole, libri, vacanze, torte, passeggiate, parco giochi, lavoretti…

Io sono figlia unica: non so cosa significa dover condividere l’affetto ma soprattutto il poco tempo che resta ad un genitore tolti il lavoro, la gestione domestica e il bagno (già che hai eliminato tutto il resto dallo sport alla vita sociale ). È già è poco il tempo che ho per lei figurarsi quando saranno due! Volevo preparare uno zainetto di bei ricordi in attesa del fratello e della scoperta – per entrambe- di una nuova ritualità.

Ma ho fatto i conti senza l’oste: la schiena rigida, la panza enorme, i chili fuori controllo, il fiato corto, la stanchezza cronica, l’insonnia e gli incubi, il caldo torrido seguito dalle tempeste di grandine, le visite mediche, gli impegni di famiglia…. niente sta andando come l’avevo pianificato e io mi sento irrisoluta e inconcludente. Ho realizzato ben poco, avuto poca pazienza, ceduto a tv e tablet più di quanto ritenga opportuno. A breve ricomincerà l’asilo e io non riesco a pensare ad altro che al tempo sprecato e insieme al tempo liberato per tutte le altre cose che devo/voglio fare senza di lei. #shameonme

Nam ut visum est maioribus nostris, ‘sera parsimonia in fundo est’; non enim tantum minimum in imo sed pessimum remanet.

Epistulae morales ad Lucilium – Seneca

Quello che resta di un tempo sperperato è il meno e il peggio, sebbene parsimoniosamente messo da parte. A volere troppo non si riesce a fare niente, in fondo me lo spiega mia figlia ogni mattina: “oggi non c’è scuola? Oggi stiamo insieme? Giochiamo?” E poco conta che si tratti dell’ennesima pagina da colorare o di dare da mangiare a pupazzi, l’importante è esserci adesso, indipendentemente da quel che si fa: è questo lo zainetto che le posso offrire e che desidera.

L’ultima estate da madre di figlia unica dovrà essere l’estate in cui imparare a stare e basta, che i piani sono belli e utili se sono adeguatamente flessibili e se le priorità sono ben definite.