Distanza d’ansia

Ingrato mestiere quello del genitore: portare nel crudele mondo qualcuno che vorresti poter tenere sempre al sicuro. Eppure i bimbi crescono e i genitori  si devono adattare di conseguenza.

Mio marito, da bravo geometra ed ingegnere, ha trovato una misura di questa comune evoluzione e l’ha battezzata distanza d’ansia. Sono i metri in luogo pubblico che può percorrere Arianna da sola prima che uno di noi si alzi per inseguirla. È una distanza che va oltre i comuni buon senso e prudenza, è un campanello di allarme interiore irresistibile. 

Declinata in base all’età e alle circostanze (luogo aperto o chiuso, affollamento, presenza di altri bambini…) è qualcosa di variabile ma – senza pretese di rigore scientifico – ha una media costante.

La distanza d’ansia è espressione di vari affanni genitoriali: la tolleranza all’ansia da separazione, il riconoscimento dell’indipendenza di nostra figlia, la fiducia nel mondo, la valutazione del rischio, il compito educativo di incoraggiare l’autonomia e l’autostima di una bimba che un giorno sarà donna e dovrà poter contare su una solida fiducia nelle proprie capacità. Ogni tanto è anche espressione della necessità di levarsela di torno prima di esplodere (e allora raggiunge valori fuori scala, spuri per dirla in statistica).

 Il confronto con altri genitori al parco giochi, al supermercato, in spiaggia porta a vedere lo stesso fenomeno in opera e a valutarne la diversa entità e natura a seconda dello stile genitoriale, dell’età dei genitori e del numero di fratelli. In generale: genitori più hippie e più giovani hanno la corda lunga mentre al crescere dell’età i metri d’aria diminuiscono. Più fratelli significa più distanza anche perché al maggiore viene delegata la supervisione del più piccolo.

Il che fa ben sperare che con baby2 potremo essere più laschi, in virtù dell’esperienza accumulata e del babysitteraggio gratuito. Ma forse anche no.