Cosa ti può insegnare una varicella

E che sarà mai una varicella?

La febbre, le bollicine, il prurito, le croste.
Il violetto di genziana che macchia la pelle, i vestiti, asciugamani e lenzuola indelebilmente.
10 giorni chiusi in casa proprio ora che – finalmente – è scoppiata l’estate.
10 giorni senza stipendio (la malattia del figlio è giustificata ma non retribuita).
10 giorni a stretto contatto con una 4enne che si annoia alla velocità della luce, con una pazienza non allenata a così prolungata vicinanza, con una casa che esplode di disordine senza rimedio. E io pure sono esplosa ripetutamente per poi pentirmi e vagare di notte al capezzale della bambina chiedendo scusa a lei che, tutto sommato, se l’è comunque cavata bene sia nella gestione della mamma sia in quella della virus.

Esiste un vaccino per la varicella, fin ora non rientrava tra quelli indicati dalla Regione Lombardia. Sapevo vagamente della sua esistenza ma non ci ho pensato troppo e non l’ho fatto fare. E come me moltissimi altri genitori, a giudicare dalla piccola epidemia esplosa alla scuola d’infanzia di mia figlia, con una media di 5 bambini contagiati per classe.
Alcuni di questi bambini si sono trovati a fronteggiare delle lievi complicazioni: infezioni cutanee, infiammazioni della gola, bronchiti.
Alcuni di questi bambini hanno fratelli neonati per cui sono stati allontanati da casa come veri e propri appestati oppure hanno fatto da untori sui piccoli non ancora vaccinati che si sono ritrovati coperti di bolle e febbre ben più dei fratelli maggiori, incapaci di trattenere l’istinto di grattarsi e contribuendo molto all’esaurimento generale di famiglia.
Alcuni di questi bambini hanno mamme in attesa e tra questi almeno due casi di mamme non vaccinate e non immuni, sfortunatamente al primo e terzo trimestre di gravidanza proprio i due più a rischio.

Io non ricordavo di aver fatto la varicella e mia madre non ne era sicura, fortunatamente qualche tempo fa ho fatto i test immunologici che hanno fugato ogni dubbio. “Fortuna” doppia vuole che la pupa si sia ammalata nel secondo trimestre della gravidanza di suo fratello/sorella, cosa che confesso mi ha sollevato parecchio. Nella nostra famiglia solo io e mio marito siamo sicuri di aver fatto la varicella: io per i test, lui per le cicatrici. Il resto del parentado non sa/non ricorda e non c’era tempo di fare il vaccino (tanto più che per i tempi di incubazione siamo ancora qui a sperare che nessuno l’abbia presa prima che uscissero le bolle). Quindi anche i parenti sono stati tenuti alla larga, tanto più che tra questi vi sono soggetti anziani e immunocompromessi.
Sai che bel regalo l’adorata nipotina rischiava di fare ai nonni avidi di bacini e guanciotte?

Ecco perchè – proprio in questi giorni di acceso dibattito vaccini si/no – mi inalbero più del solito sull’argomento e su uno dei vaccini che non si fila nessuno. Sbatterci il naso e perseverare sarebbe diabolico pertanto il nuovo nato farà tutta la trafila, tanto più che è diventata obbligatoria.
E l’obbligatorietà è proprio benvenuta soprattutto oggi che la scuola ci ha comunicato un nuovo ospite: il morbillo, che io non ho fatto e per il quale non sono vaccinata. E giusto sabato scorso eravano tutti in cortile per la festa di fine anno: allievi, maestre, genitori, fratellini e nonni. Che culo!
Se becco quelli che non hanno fatto vaccinare per il morbillo due paroline non proprio dolci mi sa che le sentono perchè se la varicella se la snobbano tutti, il morbillo è piuttosto famoso e va a braccetto con altre due belle bestie che questi genitori hanno lasciato sulla strada dei loro figli: parotite e rosolia.

Ed ecco un video davvero illuminante di Wired sulla questione: non parla dei vaccini ma dei meccanismi cognitivi che portano le persone a metterli in discussione e che risalgono all’uomo preistorico.  Provate a bullarvi di nuovo “io non vaccino” : siete rimasti al Pleistocene, geni!