Amaxofobia ciao. Di nuovo al volante

amaxofobia ciao

Voi non potete capire la sensazione che si prova a scendere dal treno e avviarsi al parcheggio delle auto insieme agli altri pendolari.
Niente autobus oggi, niente madre/padre/marito/parente/amico in gentile attesa dal lato pedonale.
Anonimi nella folla, eroici per un giorno. Salire al posto di guida dopo 12 anni in cui si è accuratamente evitato di farlo.
Sentirsi persone normali, adeguate e non più dei patetici imbranati fifoni dipendenti dalla disponibilità degli altri.

Amaxofobia: rifiuto di origine irrazionale a condurre un determinato mezzo di trasporto. Disturbo diffuso più di quanto si immagini, generoso in particolare verso il genere femminile, specializzazione del disturbo d’ansia. Detto tra noi, un gran bastardo.
Se non guidi:

  • non sei libero: andare dove vuoi, quando vuoi, anche solo a divertirti. Perdi molte occasioni, personali e professionali.
  • non sei indipendente: decisioni fondamentali come dove vivere, dove lavorare dipendono dalla disponibilità di mezzi pubblici e/o accompagnatori.
  • non sei affidabile: in tutte le cose che richiedono mobilità, tu non sei la persona giusta.
  • non hai stima di te stesso: vogliamo aggiungere un’altra voce all’elenco delle cose che non so fare?

Ti senti un peso per chi ti sta intorno perché deve coordinare i suoi spostamenti con i tuoi. Al contempo la loro disponibilità per te è un vincolo: già che ti accompagnano, vuoi pure decidere tu quando e dove?
Ogni volta che hai un contrattempo qualcuno deve aspettarti e tu ti devi scusare (e magari non è nemmeno colpa tua).
Ogni volta che potresti arrangiarti con i mezzi pubblici o a piedi devi mettere in conto lo spreco di tempo, la critica più o meno esplicita e la sollecitudine non rifiutabile.
Vogliamo mettere le emergenze poi? Che si tratti di correre in ospedale o da un’amica che ha bisogno di una spalla su cui piangere, di che aiuto puoi essere?
E non ti si può lasciare da sola, altrimenti come fai sempre a piedi?
E per tua figlia? La scuola, la piscina, il pediatra, la spesa, la festa: sei una mamma appiedata, incompleta, inutile.

Ma mica è facile, sai, smettere di avere paura. Difatti non si smette, si impara a riconoscerla, a contenerla, a conviverci.
Prima le dai un nome, poi le dai uno scenario, infine le dai una motivazione. E quando arrivi alla motivazione quasi quasi preferivi tenerti quella paura di facciata che sì, era una scocciatura, ma in fondo faceva meno male della verità.
Senza quella verità però saresti ancora

  • sul provinciale a maledire la catena della bici che continua a cadere,
  • alla fermata dell’autobus in una fredda e buia alba invernale perché devi arrivare a lavoro presto e ti serve il primo autobus che non passa,
  •  a stringere forte la tua neonata con la febbre avvolta in tutone e coperta perché devi andare dal pediatra e fuori nevica (e alla fine rinsavisci e ti fai accompagnare da tua cugina 20enne: -100 punti mamma).

Vergogna, colpa, frustrazione, senso di inadeguatezza che poi si generalizza a tutti gli ambiti della vita. Ricerca esasperata di scuse e giustificazioni. Ansia anticipatoria, profezia che si auto-avvera, pensiero catastrofico.
Sei stata a scuola di questa roba, il campanello aveva già fatto din din.

Ci è vuoluto l’occhio trasparente di tua figlia “le mamme non guidano” perchè l’imbarazzo diventasse intollerabile.  Perché i miei limiti non devono diventare anche i tuoi.
Ci è voluto l’ascolto non giudicante di un medico e la professionalità di una psicologa.Ci è voluto che fosse arrivato per me il tempo di provarci di nuovo e la sfida di farcela in un anno.

Un passo alla volta : siamo al livello quartiere, strada asilo-stazione-supermercato-casa, possibilmente con bel tempo e in orari non di punta. Oppure di notte fino a casa dei suoceri in montagna (che almeno non si incrocia la corriera sui tornanti).
Non mi piacerà mai guidare e ancora adesso preferisco se possibile andare con i mezzi.
Tuttavia ora so che posso guidare e – me ne frego se per voi è roba da poco –  me ne vanto perchè avercela fatta è motivo di grande soddisfazione.