I bei tempi quando c’era il cortile

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Io sono figlia unica. Da piccola i miei lavoravano entrambi full time e io ho passato la mia infanzia affidata ai nonni. I nonni vivevano – e ci stanno tutt’ora- in un condominio con un grandissimo cortile completo di giardino con pinetina e fontana con stele della Madonnina. Ai tempi in questo cortile c’erano molti bambini di varie età con cui giocare. Uno spazio aperto ma protetto fatto di pomeriggi di gioco, di amici stabili, di piccole liti e grandi avventure. Nel cortile molti adulti -nonni e genitori- a vario titolo ci controllavano, incitavano al caos, sgridavano, educavano. Un team intergenerazionale spontaneo che nessuno metteva in discussione e nel quale poteva svogersi sia il confronto tra pari sia l’intervento di altri adulti non imparentati: quante volte sono stata sgridata dal signor Gerolamo? Quanti dolci mi ha passato la mamma di Sofia? E suo papà Massimo che mi ha tolto le rotelle alla bici? mio nonno non osava. Quante volte la signora Lucia ci tirava caramelle dal balcone sul retro, che sennò non potevamo mangiarle? E quella volta che abbiamo lanciato la campagna anti mozziconi e per qualche giorno gli adulti ci sono venuti dietro?
Quando tornavo a casa avevo un altro cortile, altri bimbi e altri adulti di riferimento.
Io sono stata fortunata ad avere tanto spazio e tante persone attorno pur essendo figlia unica. I miei genitori pure perché potevano contare sulla disponibilità non solo dei miei nonni ma anche di altre persone di cui si fidavano e che non agivano per interesse economico. I miei nonni sono stati fortunati perché per svariate ore al giorno io ero sbolognata al cortile. Nella mia infanzia ci sono state una pluralità di voci.

Mia figlia è figlia unica. Io e mio marito lavoriamo entrambi full time e lei passa le sue giornate in carico ai nonni materni. I miei vivono in un condominio che non ha aree comuni “giocabili”. Ci sono altri bambini ma in maggioranza vanno altrove, dai loro nonni o al nido (privato perché di nidi comunali non ce ne sono). Le occasioni di incontro si limitano all’ora del rientro serale intorno alle 19, nel corsello dei garage: orario in cui noi la riportiamo a casa e spesso ci attardiamo per fare due chiacchere con altri nonni full time o genitori part time.
Nel mio condominio ci sono molti bimbi piccoli e delle sale comuni ma l’assemblea ha stabilito che non si possono usare per giocare: nessuno vuole spendere soldi per sistemarle, nessuno vuole caos, nessuno vuole potenziali danni da riparare. Poi tanto i bimbi di giorno sono fuori e di sera devono andare a dormire (…).
Per garantire a mia figlia dei compagni di gioco, per non farle credere di essere una specie di principessa tiranna, per dare ai nonni un poco di respiro dal loro ruolo di “genitori-circamenoquasi” l’ho iscritta part time al nido. Qui abbiamo trovato altri bimbi e delle buone maestre ma mia figlia non avrà mai quel che ho avuto io ossia una comunità intergenerazionale, extrafamigliare ed extrascolastica su cui fare affidamento.

Apparentemente tra la generazione dei miei genitori e la mia non è cambiato molto: le nostre condizioni di vita sono simili. Su molti temi educativi siamo sulla stessa linea poichè i valori di fondo sono gli stessi e sono solo i dettagli (dolci, televisione e tecnologia, orari e modalità dei pasti e della nanna) a causare qualche contrasto. Probabilmente abbiamo anche gli stessi rimorsi per la quantità e la qualità del tempo dedicato ai figli. La cornice attorno a noi però è del tutto cambiata: nella nostra vita c’è molta meno socialità. A partire dagli spazi: i condomini sono “dormitori” tanto che chi li progetta ha ben pensato che le aree comuni siano uno spreco. Ogni nucleo famigliare è sempre più chiuso in se stesso: le ingerenze esterne sono mal viste, anche quando ben intenzionate. Persino il rapporto tra bambini è sempre più improntato alla diffidenza e alla competizione: si cercano attività e laboratori lasciando vuoti i parchi giochi. Ci sono le classi e le sezioni e le squadre omogenee per età: dove sta il confronto, lo scontro, l’imitazione dei compagni di giochi più grandi la cura verso i piccoli? Dove sono gli altri adulti da studiare per capire che il mondo non è bipensiero mamma-papà? Come si fa ad amare ed avere rispetto degli anziani quando non li si vive quotidianamente se non come la “preoccupazione in più” di qualcuno di cui avere cura?

Io compiango un po’ la mia generazione: considerando da dove siamo partiti, come abbiamo fatto ad arrivare a dove siamo oggi? Isolati, ossessivamente protettivi e troppo indaffarati: avevamo il cortile e siamo finiti ad accontentarci del corsello del garage, per noi e per i nostri bimbi. Mi piacerebbe per me e per la mia bambina ritrovare quella dimensione collettiva in cui sono cresciuta: plurale, accogliente, ricca di opportunità e sfide. Educativa nel senso migliore del termine.

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Un commento su “I bei tempi quando c’era il cortile”

  1. Giulia Robin ha detto:

    Io in quel cortile ho sepolto la metà dei miei riordi di infanzia.
    Bellissimo!

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