Bambini e tecnologia: i nostri figli sono davvero più intelligenti?

baby using a tablet

Se avete figli piccoli è probabile che vi sia capitato di imbattervi nel luogo comune che i bambini di oggi sono più intelligenti. Lo scenario tipico è quello di un bimbo in età prescolare che smanetta allegramente sul telefonino/tablet/portatile dei genitori con un adulto over 50 che lo osserva ammirato ed intimorito.
Il bimbo con sicurezza sblocca il device, naviga tra le apps alla ricerca dei giochi preferiti, li apre e ci gioca. Questo basta per far affermare ai più che il bambino è “più intelligente di quanto lo eravamo noi ai nostri tempi”.
Bugia!

A natale mia figlia, di 2 anni, ha ricevuto in dono una piccola cucina completa di padelle, mestoli e cibarie finte. Subito ha preso il pentolino, l’ha infilato sotto il finto rubinetto facendo “scccc”, ha appoggiato il pentolino sul fornello premendo il finto interruttore “tic tic tic wosch”, ha dato una rimescolata, aggiunto il sale, finto di assaggiare, riversato nel piattino e portato alla sua bambola. Per questo comportamento nessuno l’ha mai definita particolarmente intelligente perché anche noi ai nostri tempi avevamo comportamenti simili con attrezzi simili.
Quello che non avevamo ai nostri tempi erano i device digitali: tablet, telefonini, pc non fanno parte della nostra storia. Per noi sono cose nuove ma per i nostri figli sono parte della quotidianità tanto quanto pentole e fornelli.
I bambini sono attenti osservatori, imitatori innati: ci vedono lavorare e giocare con la tecnologia e ci imitano. E noi siamo complici di questa loro competenza: quante volte abbiamo loro mostrato le foto o i giochi sul telefonino per tenerli buoni o per la gioia di condividere qualcosa che ci piace?
A fare bene attenzione, quello che i nostri figli più piccoli inizialmente fanno ricalca cose che abbiamo loro mostrato e successivamente si incrementa per prove ed errori. Il bambino tocca lo schermo del telefonino e quello si accende, successivamente capisce che per giocarci deve strisciare il ditino sullo schermo e dopo svariati tentativi per regolare pressione e velocità  riesce a sbloccare il video. Con l’andare del tempo memorizzerà le operazioni per avviare il gioco (probabilmente ve lo chiederà con insistenza e voi, senza nemmeno rendervene conto, gli mostrerete gli step necessari per arrivare alla corretta schermata), ci giocherà fino a stufarsene e passerà ad altro. Personalmente mia figlia, dopo Pou, ha scoperto il gioco infinito della macchina fotografica e ora io ho una invidiabile collezione di selfie sfuocati e primi piani del pavimento.
soidi” (sorridi) click!

A mio parere, la dotazione cognitiva di partenza dei bimbi di oggi non differisce significativamente da quella che avevamo noi o i loro nonni. Sono però maggiori le loro possibilità di accedere e manipolare l’informazione poichè questa è maggiormente disponibile e più facilmente accessibile.
Ai nostri tempi, come minimo era necessario saper leggere e scrivere o disporre di una manualità tale da poter manipolare degli strumenti o il mouse. Oggi basta un dito, basta un tap o uno swipe che sono operazioni semplici sia dal punto di vista motorio sia da quello cognitivo.
In queste condizioni, l’interazione con i device digitali per i bambini è naturale quanto quella con carta e matita anzi probabilmente è la modalità preferita poichè più immediata, meno faticosa e più efficace e coinvolgente dal punto di vista del risultato. Date queste premesse, facile per bambini produrre risultati più spettacolari di quelli a cui potevamo aspirare noi alla loro età! E’ probabile che a lungo termine i bambini diventino adulti effettivamente più intelligenti di noi, nel senso stretto del termine intelligenza ovvero saper dare struttura all’informazione ed applicarla alla risoluzione di un bisogno. Poiché l’esperienza plasma il cervello, chissà quali evoluzioni porterà questa nuova realtà più ricca, più multimodale, più veloce.

Mi piacerebbe poter disporre di qualche studio che fondi queste mie osservazioni empiriche ma ho difficoltà a trovarne, magari qualcuno di voi lettori può aiutarmi.

Più che compiacerci di questa apparente genialità dei nostri figli, è ora di attivarci per mettere a frutto le potenzialità aperte dal nuovo scenario digitale. Nella diatriba da tecnoentusiasti e tecnofobici, io ricado tra i tecnoentusiasti prudenti. Infatti non ritengo di poter mettere la mia piccolina davanti a un tablet ed aspettarmi che faccia da sola: come ho evidenziato poco sopra, siamo noi ancora una volta i primi maestri per i nostri figli. Anche verso la tecnologia, anche se questa non è il nostro pane quotidiano, anche se noi non siamo nativi digitali ma poveri immigrati(deportati) digitali secondo la teminologia di Paolo Ferri in “I nuovi bambini”. Condivido il pensiero che siamo davanti a un cambiamento radicale: “indietro non si torna” quindi bisogna attrezzarsi per acquisire consapevolezza rispetto ai nuovi mezzi in modo da poterla trasmettere ai nostri figli. C’è molto di positivo in un’informazione abbondante, ubiqua e accessibile ma al contempo emergono nuovi problemi relativi alla sua qualità ed impiego. Al di là del sensazionalismo dei media che dipinge i bambini come instupiditi e depauperati del reale a causa dei nuovi media, ai genitori è richiesto per primi uno sforzo di apprendimento. E poiché i bambini sono i nostri bambini, siamo sempre noi genitori a dover premere sulla società e sulle istituzioni affinché la tecnologia venga impiegata in modo positivo.

Partecipando agli eventi organizzati da Coderdojo Brianza, in piccolo, cerco di affrontare la sfida dei nuovi mezzi digitali. Condivido l’idea di fornire ai ragazzi gli strumenti per capire cosa c’è sotto i programmi che utilizzano quotidianamente e per trasformare la fruizione in produzione. Nel farlo vengono veicolari valori in cui credo e che caratterizzano il mio modo di stare nella Rete da sempre: l’impegno, la condivisione, la collaborazione, la creatività ed il divertimento. E’ un’esperienza nuova, non ci sono linee guida ed anche noi mentor come i nostri ragazzi procediamo per tentativi ed aggiustamenti progressivi in un processo di apprendimento e scambio che ci vede tutti protagonisti. Se c’è una cosa che la rivoluzione digitale ci ha restituito è il senso di responsabilità verso la funzione educativa poiché in un momento storico in cui non ci sono modelli di riferimento siamo chiamati a crearli da noi e a fare in modo che siano i migliori possibili.

Questo post partecipa al blogstorming Crescere digitali di GenitoriCrescono.

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