Test di usabilità online

Qualche tempo fa (3 febbraio 2010) su Usabile.it ho letto un post di Maurizio Boscarol che invitava volontari a partecipare a test di usabilità online.

Oggi finalmente sono stata chiamata a partecipare ad uno di questi test: mi è stato richiesto di navigare un menù alla ricerca di determinate informazioni. Non avevo a disposizione contenuti per valutare la correttezza delle pagine selezionate, avevo a disposizione solo le etichette e la gerarchia delle voci di menù. Insomma, ho partecipato ad un test per valutare la bontà dell’architettura informativa di un sito, probabilmente quello di un ente/società che si occupa di ricerca scientifica.
10 task in 10 minuti: rapido per lo sviluppatore, divertente per il soggetto di test e sicuramente economico per il cliente finale.
Nel caso voleste partecipare anche voi, ecco la pagina di reclutamento.

Immedesimarsi nell’utente

Mi sono iscritta all’iniziativa di Usabile.it perché mi interesso di usabilità ma non ho occasione di lavorare sul campo perciò in questo modo posso

  • acquisire esperienza con le forme e le tecnologie utilizzate;
  • acquisire familiarità con le “sensazioni” che può provare un soggetto di test;
  • cercare di indovinare le finalità nascoste del test: quali aspetti stanno cercando di testare? Perché sono problematici? Io come li affronterei?

Penso sia un buon modo per tenermi aggiornata e per “premiare” quelli che diffondono il verbo dello user testing, nonché un incentivo per i clienti finali che, spendendo poco, possono contare su una rilevante quantità di dati.

In particolare trovo utile lo scambio di ruolo: da osservatore a soggetto di test. Nei -purtroppo pochi – test che ho condotto fin’ora mi trovavo nella scomoda situazione di essere il designer/sviluppatore di quanto oggetto di test. Il fallimento dei miei utenti nel completamento dei task mi lasciava a) irritata b) stupita perchè avendo disegnato il quadro generale della situazione non riuscivo ad uscire dal ruolo, emotivamente coinvolto, del creatore e calarmi in quello distaccato dell’osservatore o in quello frustrato dell’utente.
Partecipare come utente invece mi consente di familiarizzare con la sensazione di sentirsi stupidi o incapaci dinanzi alla difficoltà nel concludere un compito: il soggetto di test presuppone che se gli viene chiesto di fare la cosa X è perchè è possibile fare la cosa X sul sito e allora “perchè mai io – accidenti – non ci riesco?”. Dipende molto dalla self confidence di un individuo reagire accusando il sito o se stesso, in ogni caso è una situazione spiacevole, che immagino crei tanto più disagio in presenza di un osservatore “tecnico”.

Test online: pro e contro

Lo user testing si svolge normalmente in presenza di un osservatore che, discretamente, osserva il soggetto di test alle prese con il sito rilevando non solo le sue reazioni manifeste (thinking aloud) ma anche quelle inconsapevoli (sbuffa, si gratta la testa, guarda l’osservatore con aria imbarazzata o tira il mouse contro lo schermo? qualcosa non sta andando nel verso giusto….)

Lo user testing online si svolge da remoto: può essere moderato, ossia l’osservatore è indirettamente presente – tramite strumenti di videoconferenza ad esempio – oppure può essere non moderato ed in questo caso non c’è osservatore umano ma un software che registra i movimenti del mouse e le risposte dell’utente e organizza i dati raccolti per una più agevole lettura.

Lo user testing online è sicuramente meno informativo di quello in presenza ma certamente più economico e rapido. Gli ambiti di applicazione dei test in presenza ed online sono – a mio giudizio – diversi pertanto non si propongono come strumenti alternativi ma come come complementari.
Un articolo che approfondisce bene la tematica è Unmoderated, Remote Usability Testing: Good or Evil? di UxMatters.