Mimesi e metafora nelle interfacce utente: buoni e cattivi utilizzi

Mimesi e metafora spesso sono coinvolte – anche inconsapevolmente – nella generazione di GUI.

Mimesi:

imitazione della realtà e della natura che è il fondamento, secondo l’estetica classica, della creazione artistica.

Metafora

figura retorica che implica un trasferimento di significato. Si ha quando ad un termine se ne sostituisce un altro, operando un trasferimento di senso capace di creare immagini di forte carica espressiva.

Entrambe sono utili nella realizzazione di interfacce utente ma con potenzialità e limiti differenti. La mimesi, infatti, riproducendo la realtà non ne consente il superamento mentre la metafora, con la sua potenza creativa, è in grado di suggerire nuove interpretazioni per situazioni note ovvero è in grado di “portare” l’esperienza da un campo all’altro.

Il ricorso alla metafora è una pratica consolidata nel design delle interfacce grafiche in ambito informatico: dal desktop al cestino, dalla scrollbar agli sliders. Elementi del mondo reale vengono riprodotti graficamente a suggerire modalità di interazione note con concetti spaziali e fisici nuovi. Il mapping è reso possibile proprio dalla disponibilità di una rappresentazione grafica e dalla possibilità di manipolare direttamente tali rappresentazioni tramite il paradigma “punta e clicca” (che è a sua volta una metafora della manualità concreta).
La mimesi trova applicazione prevalentemente in campo ludico, per la simulazione di realtà immersive. Proprio la forte rassomiglianza col mondo reale la rende inadatta per l’utilizzo in campi diversi da quelli che le sono propri.

Periodicamente ritorna tra i professionisti il dibattito relativo all’impiego di mimesi e metafora nelle GUI: è utile o dannoso? Alcuni sostengono che sia utile per facilitare l’accesso ai newbie dell’informatica, altri ritengono sia dannoso perché tende a nascondere le maggiori capacità dello strumento informatico rispetto a quello reale cui è assimilato. Entrambi i filoni di pensiero hanno le loro ragioni: in ogni caso la metafora si attende un superamento per poter essere compresa, pertanto se pure è utile nella fase iniziale dell’apprendimento deve poter essere accantonata nella fase esperta per godere appieno delle potenzialità dello strumento.

Dove sta la metafora?

Le tendenze del design 2010 secondo SmashingMagazine vedono un revival dell’utilizzo delle metafore del mondo reale in ambito web. A ben vedere l’articolo (pur ricchissimo di spunti interessanti) dedica poco spazio al tema specifico della metafora e – a mio giudizio – riporta esempi o già consolidati (bottoni ed interruttori) o sbagliati . Nello specifico:

  • Fred Perry: la metafora discussa è poster come catalogo prodotti. Visivamente accattivante ma non è una metafora: quale esperienza o significato possono essere portati dall’ambito poster o a quello del catalogo? E’ anzi una situazione riduttiva poiché il catalogo ha maggiori possibilità di interazione rispetto al poster.
  • C. L. Holloway: la metafora discussa è una galleria d’arte per….un’esposizione di quadri! Si tratta di una mimesi più che di una metafora, per altro non viene sfruttata la potenzialità del mezzo (ad es. illustrando per ogni tela dei dati di dettaglio).
  • Dripping in Fat la metafora discussa è uno stendibiancheria come catalogo prodotti. L’idea è simpatica, pertinente rispetto alla merce in vendita ma non consente alcuno scambio di significato od esperienza. E’ una mimesi nel senso evidente poichè l’imitazione del reale genera una forma artistica.
  • Gowalla in questo caso non si può proprio parlare di metafora e anche la mimesi è inappropriata. Uno storyboard viene utilizzato per illustrare le funzionalità di un prodotto ma senza legenda sotto l’immagine non sarebbe possibile fare alcun mapping.
  • XHTML Cafe in questo caso si ricerca una metafora spaziale, è un tentativo di creare una corrispondenza tra le posizioni convenzionali degli elementi nel prototipico café e le voci del menù. Un tipo di metafora vecchio stile, ormai desueta e poco informativa rispetto allo specifico tema del sito.

L’unico esempio coerente di metafora è quello di CulturedCode: Status in base alla quale il flusso di sviluppo è visualizzato tramite una tabella oraria aeroportuale. In questo caso è possibile fare un mapping tra lo stato di sviluppo e lo stato di viaggio, la versione e il codice di volo, la destinazione ed il nome di progetto. La familiarità con la lettura della tabella oraria può essere trasferita nella comprensione del workflow di sviluppo.

La mimesi non necessaria

Gabriele Romanato nel suo Form sperimentali con i CSS si domanda se

Non sarebbe interessante avere dei form che assomiglino in tutto e per tutto al loro originale cartaceo?

Perchè mai, dico io? Ecco un esempio di mimesi non necessaria e limitante: molti moduli cartacei sono brutti e difficili da usare in partenza, duplicarli in digitale corrisponde ad un’immotivata perdita di tempo. Oltretutto, la presenza di banche dati consente di velocizzare notevolmente la compilazione dei moduli: dati anagrafici, dati fiscali, dati geografici etc. non dovrebbero più essere compilati dall’utente ma dovrebbero essere presi in carico dal sistema.

La quadrettatura dei campi nel tipico bollettino postale è funzionale alla lettura nei dispositivi elettronici, riprodurla in un modulo web sarebbe puro manierismo. Invece di cercare un’inutile mimesi nel tentativo di avvicinare il web al reale, bisognerebbe concentrarsi su quelle metafore che consentono sì di mantenere la familiarità del reale ma anche di andare oltre, approfittare della potenza del mezzo ed acquisire così un reale beneficio nell’utilizzo delle procedure digitali.

2 commenti su “Mimesi e metafora nelle interfacce utente: buoni e cattivi utilizzi”

  1. Ziqu ha detto:

    Ciao Gabriele, non intendevo essere rude, spero di non averti offeso! Non intendevo usare “manierismo” in senso dispregiativo: la conoscenza e l’impiego della tecnica in questo caso sono del tutto creative.
    Fintanto che si rimane dell’ambito della discussione sulle potenzialità dei CSS, il tuo è un esempio calzante ma uscendo dal campo delle potenzialità delle tecnologie per passare a quello dell’applicabilità delle stesse nascono i problemi. Il fatto che si possa simulare in digitale il caro vecchio bollettino postale – secondo me – non significa che sia utile farlo.
    Purtroppo queste soluzioni visive di ottimo impatto non corrispondono all’ottimo utilizzo: magari noi “del mestiere” ce ne rendiamo conto mentre i clienti, per il solo fatto di sapere che è possibile, si innamorano dell’appeal visivo e si “dimenticano” dell’utilizzo finale.
    Non vorrei che la tecnica diventasse fine a se stessa, per questo sono per la metafora invece che per la mimesi.
    Grazie del tuo commento.

  2. Gabriele Romanato ha detto:

    Ciao!
    Si trattava semplicemente di un esperimento, come dice il titolo del post. Non penso che termini quali “mimesi” o “manierismo” si applichino ad un esempio il cui scopo è quello di dimostrare cosa si può fare con i CSS. 🙂

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