Contenuti nel web: viene prima la Rete cattiva o l’utente selvaggio?

Della Rete come “veicolo di ogni male e trasgressione” se ne parla già da tempo, probabilmente da quando è diventata un fenomeno popolare o – quantomeno – un oggetto notiziabile per la stampa.
Della crisi dei valori e del ruolo educativo della famiglia e della scuola se ne parlava già prima, probabilmente se ne parla da sempre.
Nonostante tutto questo parlare, soluzioni o proposte costruttive non se ne vedono mentre gli “stereotipi” rimangono. Ne ho incontrato un tipico esempio giusto qualche giorno fa, su Corriere.it del 19 gennaio 2009: I bulli crescono tra videogiochi violenti e famiglie inesistenti Il succo dello stereotipo è raccolto in questa frase:
Per non parlare dell’uso smodato di tv, Internet e videogiochi: tutti e tre elementi assolutamente dannosi per i bambini e gli adolescenti», prosegue la psicologa, secondo la quale le istituzioni dovrebbero vigilare su tutto ciò che, in maniera così libera e senza controllo, gira in Rete, nonché sulla commercializzazione dei videogiochi dai contenuti aggressivi.

La mia preoccupazione è che un appello come questo venga effettivamente accolto da qualche premuroso rappresentante delle istituzioni che, nell’ansia di proteggere il cittadino idiota medio e i suoi pargoli dai pericoli del mondo digitale, decida che la soluzione più efficace è quella di evitare che il cittadino scelga. Non è un’esagerazione né una battuta: non molto tempo fa il nostro stesso Premier aveva suggerito l’idea di “regolamentare” la Rete al fine di tutelare la sicurezza nazionale e dei cittadini – per non parlare dei taciuti interessi economici e politici-.
Non vorrei scivolare in un battibecco di stampo politico, del resto iniziative volte a regolamentare a livello internazionale la Rete sono già in corso e sono indiscutibilmente necessarie: i cattivi nel web ci sono veramente e servono strumenti forti per contrastarli. Mi spaventa piuttosto l’idea di una regolamentazione ispirata da un paternalismo eccessivo e demagogico, come a dire “lasciate che noi legislatori, dall’alto della nostra competenza e saggezza, decidiamo per voi ciò che va bene e ciò che invece non è adatto”. Scusate tanto, io non ci sto: non sono stupida e posso e voglio scegliere da sola. Ciò che da cittadina chiedo è che il più oggettivamente possibile vengano fissati dei range tra ciò che è legale e ciò che non lo è. Capisco che non è compito da poco, molto più complesso che non il semplice censurare quanto comunemente ritenuto inadeguato a un pubblico sensibile.

The best of web: contenuti violenti, pornografia, incitazione al crimine e all’odio razziale

In Rete si trova di tutto ed essendoci un relativo anonimato ed una illusione di libertà ed impunità i peggiori istinti tendono a sfogarsi in proporzioni maggiori che nella quotidianità. Oltretutto ogni sito è una vetrina aperta ad un pubblico potenzialmente mondiale, il che scatena un’inaspettata riserva di narcisismo e ansia di apparire. Ma la Rete originariamente era nata per lo scambio collaborativo di informazione scientifica, la sua “evoluzione” (o piuttosto involuzione) è un esito -credo- imprevisto.
Il messaggio passato dai media – dagli stessi operatori dell’informazione sul web! – è che lo strumento sia in sé e per sé malvagio poiché potenzialmente aperto a “contenuti cattivi“. Se ci sono è possibile accedervi: anche i bambini (nell’accezione che definisce bambino ogni essere umano inferiore ai 30 anni, apparentemente soglia dell’età della ragione per il popolo italiano) possono farlo e, anzi, preferibilmente lo faranno.
Ciò che i media tralasciano però sono 2 aspetti cruciali:

  1. il web è una tecnologia di tipo pull: l’informazione non viene a te, sei tu che la vai a cercare;
  2. i contenuti non nascono spontaneamente: qualcuno li crea o li condivide.

Guardando a questi aspetti è evidente che non è tanto la Rete ad essere cattiva quanto piuttosto l’utente ad essere selvaggio: lo è quando sfoga bassi istinti senza controllo creando o fruendo di contenuti che non contribuiscono alla crescita collettiva della comunità del web.

Proposta costruttiva: smettiamola di incolpare lo strumento ed iniziamo a responsabilizzare gli utenti

E’ incredibile di quanto senso civico e spirito di fratellanza umana dovremmo disporre per un uso costruttivo di uno strumento come il Web. L’unica nota positiva dell’articolo citato in apertura è l’invito ai genitori e alle scuole a seguire i ragazzi nella navigazione sul web. Tale invito andrebbe inteso non come proibizione nell’utilizzo di certi contenuti quanto piuttosto nella responsabilizzazione del fruitore: ci puoi fare tante cose con la Rete, perché perdi tempo a caricare e guardare filmati idioti su ragazzini che si rendono ridicoli su YouTube? Perché scarichi programmi piratati quando puoi usarne di open source e contribuire attivamente al loro miglioramento? Perché non ti viene in mente niente di meglio da cercare di qualche film porno autoprodotto quando hai intere biblioteche internazionali da consultare, musei on line e siti come quello della NASA con fotografie di un universo che conosci solo per aver visto Star Treck?!
Mannaggia, mi viene una rabbia al pensiero di tutte le occasioni sprecate! Utenti, ma lo sapete quanto è ricco in positivo il Web? Ragazzi, genitori, scuole, media: vogliamo dirlo a tutti quanto è grande e bello il mare della Rete, che i pericoli se li conosci li eviti?
E stiamo ancora qui a demonizzare il Web e a pensare a come renderlo più “sicuro”! Invece di perdere tempo, noi e i politici, dovremmo invece pensare a come rendere educato l’utente “selvaggio” del Web poiché, come dice il proverbio: il cattivo scrittore dà la colpa alla penna.