Rintracciabilità, privacy e gestione della reputazione on line


Prima o poi capita a tutti di cedere alla curiosità e provare a cercare il proprio nome su Google. I risultati potrebbero essere “affascinanti”: io ho scoperto di avere almeno due omonime, di cui una è una dottoressa che si interessa di cinema e doppiaggio (e lingue straniere?) mentre l’altra è una minorenne. Sì, esatto: minorenne! E posso dirvi anche che è una ragazza carina, so in che città abita e che scuola frequenta. E non la conosco affatto.
Potenza e “pericolo” di Google: se è stato fatto il tuo nome sul web lui lo sa e potenzialmente può saperlo chiunque altro.
A questo punto è doveroso domandarsi quale immagine di noi passa per la Rete e se è possibile gestirla.

Gestione della reputazione on line

Ciò che diciamo e viene detto su di noi nella Rete sempre più spesso entra in gioco nella costruzione della nostra reputazione nel mondo reale. In alcune circostanze sta diventando attività comune raccogliere informazioni su una persona attraverso il web, ad esempio nella selezione del personale.
La notizia dei datori di lavoro che consultano Google alla ricerca dei peccatucci dei loro dipendenti o aspiranti tali è confermata anche per lo scenario italiano.

Siamo avvertiti, il nostro agire virtuale – consapevole o non – ha riflessi nel nostro quotidiano.
È dunque necessario chiedersi:

  • ad oggi, quale immagine di noi è disponibile via web?
  • corrisponde o meno all’immagine che vorremmo dare?

Rispondere alla prima domanda è abbastanza semplice: cercarsi su Google ed osservare i risultati, distinguere ciò che abbiamo prodotto noi da ciò che hanno prodotto gli altri.
La fase complessa è la valutazione: sono “buoni” o “cattivi” risultati? Effettivamente, dipende dal pubblico cui vogliamo rivolgerci. Ai nostri amici una foto scattata a tradimento dopo una sbronza da caffè corretto (per noi notoriamente astemi) potrebbe apparire divertente ma un potenziale datore di lavoro – che non conosce il retroscena – ci vedrebbe solo oscenamente ubriachi. E ci scarterebbe subito.

Pur senza soffrire di disturbi di personalità, ognuno di noi ha più adatti alle diverse circostanze della vita. Purtroppo non è possibile contestualizzare i risultati di un motore di ricerca perciò – anche sul web – è necessario ricercare il bilanciamento tra le nostre personalità in modo da costruire un’immagine equilibrata ed onesta. Mentire infatti non apporterebbe alcun vantaggio perché l’esperienza ci ha resi furbi: la totale assenza di notizie o una eccessiva presenza di notizie rassicuranti ci portano a sospettare il peggio.
Dietro il profilo ci deve essere una persona: abbellirsi troppo potrebbe giocare contro di noi, nasconderci invece potrebbe significare che non siamo capaci di farci trovare, asociali o con qualcosa da nascondere.

Suggerimenti per costruire la propria reputazione web

Nella pratica, se stiamo cercando consapevolmente di costruirci una buona reputazione on line è presumibile che ci siamo già prefissati un obiettivo ed un pubblico di riferimento per cui è opportuno:

  1. evitare la pubblicazione di materiale ambiguo;
  2. evitare il collegamento con persone/gruppi la cui immagine potrebbe danneggiare la nostra;
  3. frequentare gruppi pertinenti e ben visti relativamente al settore per il quale vogliamo qualificarci;
  4. mantenere aggiornato il proprio profilo/sito.

Ad esempio, se vogliamo proporci come grafici sarà bene allestire un portfolio on line dei nostri lavori – sfruttando servizi esistenti o meglio ancora creando un proprio sito – iscriverci a Flickr e a Deviantart, seguire (ossia partecipare attivamente, tramite commenti pertinenti e segnalazioni) blog a tema e farci citare laddove vengono usati i nostri lavori.
Questo approccio rischia di generare un profilo fin troppo pulito e studiato per risultare credibile, oltretutto potrebbe rivelarsi potenzialmente limitante rispetto ad attività che ci piacciono ma non sono strettamente collegate alla professione. Il mio consiglio in questo caso è di non cedere alla tentazione di crearsi un’identità virtuale alternativa per lo svago: oltre alla scomodità di gestire due profili, si dovrebbe applicare un ulteriore autocontrollo per evitare di compromettere “la copertura” e -soprattutto – non si risolverebbe il problema dell’artificiosità del profilo ufficiale.
Personalmente ritengo che il web non dovrebbe coltivare questo tipo di dissociazione: siamo persone prima che C.V. pertanto mostrare il nostro lato umano nulla toglie alla nostra professionalità. Certo però che, quando si pubblica qualcosa su noi stessi sul web, è necessaria la consapevolezza che:

  • altri potranno vederlo;
  • altri potrebbero interpretarlo anche in modo negativo;
  • ne resterà traccia per un tempo non determinabile.

Se siamo pronti ad accettare questi rischi, siamo pronti a pubblicare ed accettarne le conseguenze. Che poi non è altro che quello che facciamo quotidianamente nel nostro agire e relazionarci con gli altri.

Rintracciabilità e privacy

Per quanto mi riguarda, posso dirmi abbastanza soddisfatta dei risultati proposti da Google in merito alla mia persona: questo sito, il mio portfolio, i profili di Linkedin e Namyz, i credits di alcuni miei progetti, pagine di corsi universitari, il profilo più “spensierato” su Facebook e poco altro.
Un po’ meno felice mi rende la disponibilità delle graduatorie dei concorsi cui ho partecipato (borse di studio, ammissione all’università) ancora reperibili dal lontano 2002: sono bandi pubblici quindi è normale che siano pubblicati, fortunatamente hanno avuto esiti “felici” ma se fossero andati male mi scoccerebbe ritrovarli accessibili a chiunque a distanza di 6 anni.
Questo introduce il tema della privacy: essere troppo leggeri nel parlare di noi sul web – o nel consentire ad altri di farlo – potrebbe esporre informazioni che vorremmo restassero riservate.
C’è da riconoscere che, effettivamente, le maggiori violazioni della privacy sono imputabili a noi stessi.
Ad esempio io non ho adattato il mio C.V. prima di pubblicarlo qui e così ho diffuso allegramente il mio indirizzo, la mia mail e il mio numero di cellulare. Corro ai ripari ma ormai il danno è fatto: Google ha fatto la sua bella copia cache e fino al prossimo aggiornamento la pagina resterà tale e quale com’era.

Specialmente con i social network si è diffuso uno strisciante esibizionismo per cui tutti vogliono esserci e farsi notare. Si pubblica di tutto, si pensa alle conseguenze solo dopo. Un’incuria che accomuna giovani e non.
Come regole di buon senso, è possibile tutelare la propria privacy:

  • evitando di diffondere con leggerezza i propri dati personali (indirizzo, mail, telefono);
  • selezionando ove possibile le opzioni per porre in riservato i propri dati (ad es. nei commenti ai blog, nei forum etc.);
  • sfruttando appieno le funzioni per controllare la visibilità esterna del proprio profilo (solo amici, solo autorizzati etc..);
  • leggendo le clausole sul trattamento della privacy prima di accettarle;
  • ponendo particolare attenzione all’uso delle foto, evitando di pubblicare quelle in cui compaiono altre persone e controllando che altri non utilizzino a sproposito le nostre immagini.

Alcuni esempi possono venire in aiuto: su Facebook ogni attività viene registrata sul wall, a meno di indicare il contrario. Se non volete far sapere al vostro capo e al mondo che in orario di lavoro giocate a PuzzleBubble, togliete a questa applicazione l’autorizzazione a pubblicare nel vostro wall.
Se volete tenere un blog per sfogarvi, evitate di scriverci dentro il vostro nome e cognome e cercate di tenerlo scevro da riferimenti che potrebbero rendervi riconoscibili. Altrimenti, scegliete una piattaforma che consenta di filtrare gli accessi (ad es. LiveSpaces).
Se non volete ricevere spam al vostro indirizzo mail di lavoro, non usatelo per replicare sui forum e non usatelo per registrarvi a servizi on line.

Sarà banale ma la troppa familiarità con il web sembra ci stia rendendo tutti troppo poco prudenti e che stia modificando il concetto comune di decoro. Come nella vita reale, anche sul web è necessario porre attenzione a come ci si comporta e come ci si relaziona con gli altri. Non c’è nessun bisogno di fingere: se si conosce e si comprende lo strumento in uso, la gestione delle informazioni veicolate attraverso di esso è puramente una questione di buon senso.

3 commenti su “Rintracciabilità, privacy e gestione della reputazione on line”

  1. Ziqu ha detto:

    Ciao Fransco, grazie del tuo intervento. Se in futuro ti capiterà di commentare ancora, usa pure il “tu” (e spero non me ne vorrai se lo uso anche io con te!).

    Tempo permettendo, tenterò di accogliere il tuo suggerimento e scrivere un tutorial con consigli pratici immediatamente applicabili. Spero potrà essere utile.
    Saluti.
    Ziqu

  2. Fransco ha detto:

    Effettivamente avevo dovuto scriverlo di nuovo in quanto mi sembrava che il post fosse svanito per un mio errore di battitura. Ora capirò se il sistema riconosce la differenza tra un nuovo messaggio ed una replica inviata per errore!

  3. Fransco ha detto:

    Mi dispiace dovermi rivolgere a Lei senza conoscere il Suo nome. Vorrei complimentarmi per la chiarezza dell’ariciolo che trovo prezioso per chi, come me, è alle prime armi con internet. Anzi, sono proprio un semi analfa-bite, se si può dire cosi. Per esempio, volendo adottare in futuro il Suo suggerimento, non so come si si attiva l’opzione “will not published” e come si faccia a “required” questo risultato. Ho cercato un pulsante finalizzato a questo scopo ma non l’ho trovato. Mi viene in mente, a questo proposito, che Lei potrebbe completare l’opera utilissima già intrapresa, realizzando un piccolo manuale che sveli molte delle cose che Voi esperti date come scontate come, ad esempio, “scegliete una piattaforma che consenta di filtrare gli accessi (ad es. LiveSpaces)”. Sarebbe bello capire cosa vuol dire e poi, naturalmente, seguire il consiglio.
    In ogni caso La ringrazio!
    Cordiali saluti
    Franceso Gennaro

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