Generazione “NO KID”

Ieri su Corriere.it ho letto un articolo di Alessandra Mangiarotti: La generazione delle “no kid”. Avevo deciso di non parlarne perché non volevo toccare argomenti “delicati” ma dopo averne discusso con dei maschi ecco che si sono moltiplicati i motivi per parlarne, e ad alta voce anche.

In sistesi, la scrittrice francesce Corinne Maier incoraggia le donne a non vergognarsi se scelgono di non avere figli, pur potendone avere. Nel suo libro No Kid. Quaranta motivi per non avere figli, edito da Michalon, la Maier illustra una serie di motivazioni che vanno dal serio al faceto: il sovrappopolamento del pianeta, i costi, le responsabilità e le delusioni, l’impatto sulla vita di coppia e sociale della donna-madre ed il desiderio di avere più tempo e libertà per sé. La rivendicazione è, di base, quella della possibilità per le donne di realizzarsi al di là del loro ruolo biologico di madri senza per questo essere tacciate di egoismo, irresponsabilità, infantilismo o essere passate per “quelle che vogliono solo divertirsi senza impegno” .

Childfree e non childless: libere dai figli per volontà e non senza figli, sottolineano le «no kid» nostrane che sul web dicono: «Non voglio figli, ma perché dovrei sentirmi un mostro?».

Appunto: perchè ci si deve vergognare se si afferma di non avere simpatia per i bambini, tanto da non volerne? Perchè, soprattutto, si è tenute a darne una spiegazione? Qualsiasi ragione si possa addurre, non sarà comunque ritenuta sufficiente. Le tipiche repliche sono :

  • compatimento: “Sei ancora giovane, vedrai tra qualche anno”,
  • accusa di ingratitudine:”Guarda quelle che non ne possono avere quanto si disperano”,
  • euristica della disponibilità: “Mia sorella/cugina/amica di amici diceva come te e adesso è felicissima di possedere un’urlante mandria di pargoli”,
  • generalizzazione catastrofica:”E se tutte le donne smettessero di fare figli solo perché non ne hanno voglia?!”,
  • minaccia: “Quando sarai vecchia ti pentirai di non averne fatti perché sarai sola”.

E non sono solo gli uomini a rispondere così, anche le donne.

Perché non si può accettare senza giudicare negativamente che io, donna in età da avere figli, ADESSO possa affermare di non volerne senza che spuntino espressioni ironiche, scandalizzate e talvolta persino schifate dalla mancanza di “responsabilità sociale” che si suppone si celi dietro questa affermazione? Soprattutto, perchè radicalizzare la cosa? Ora di figli non ne voglio, più avanti potrei cambiare idea o non cambiarla affatto. Questo non toglie legittimità alla mia scelta.

Siamo, almeno in questo paese, in una situazione sociale e storica per cui non rischiamo l’estinzione se ci sottraiamo al destino biologico della procreazione. Si può vivere anche senza avere figli, che poi si viva meglio o peggio non si può giudicare in assoluto poichè – ammettiamolo – ci sono famiglie (anche non nel senso matrimoniale – minimo triadico del termine) estremamente felici ed altre estremamente tristi.
Il problema alla base del pregiudizio latente contro le donne “renitenti al pancione” sta nell’idea che le donne senza figli siano donne a metà: chi non ne vuole è strana, chi non può averne va compatita, chi ne ha fa solo il suo dovere quindi non le va attribuito alcun merito. Senza parlare della discriminazione che tocca a chi si piega a tale ruolo biologico.
Dall’altra parte, le donne senza figli si meritano grande riprovazione: donne inutili e dal ventre vuoto, che per estensione è anche cuore arido, che antepongono se stesse alla società e alla specie. E che -in molti casi – dalla loro posizione libera e testardamente rivendicata assurgono anche a posizioni che le sopravanzano al maschio. Ed ecco allora spuntare i commenti acidi: “quella lì, dice che non ne vuole ma in realtà non ne ha perché nessuno se la piglia”. Parola dell’italico maschio macho (e mi perdonino gli italici maschi machi che non la pensano neppure inconsciamente così). Chi è l’egoista: lui che li ha e li sbologna o lei che non ne ha perché non le vanno?

Non sono riuscita a discutere serenamente di questa questione con mio padre o i miei colleghi maschi: perché sottrarsi all’avere figli se non se ne è costrette? Cosa è una donna che rinnega la sua maternità-in-potenza e minaccia così l’ordine sociale e domestico? Che bisogno c’è di dire che non si vogliono bambini o perché preoccuparsi di quel che pensano gli altri?
Dal loro bravo punto di vista di maschietti, forse davvero non conoscono la pressione che riceve una donna in età fertile che non si dimostra interessata all’argomento “bambini”. Anzi, forse ne sono sottilmente urtati a loro volta e preferiscono che non se ne parli e così che, nel silenzio reticente, il pregiudizio possa continuare a strisciare silente ed emergere in frasi e occhiate di riprovazione e nella fatidica frase: “quella lì, pensa solo a divertirsi”. Rimedio universale quando una donna alza la testa e prova a far capire che vale un po’ di più di quel che son disposti a concederle.